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SUICIDIO

aymon de albatrus

“16 ¶ Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo.” (1Co 3:16-17)

“Non ucciderai.” (Eso 20:13)


Il suicidio è una di quelle cose "difficili" da trattare, perché è una questione emozionalmente carica con ogni tipo di opinioni fantasiose e anche perché la Bibbia non tratta l'argomento esaustivamente.

La parola "suicidio" non si trova nella Bibbia.  Viene dal latino sui che significa "di se se stesso" , e da cida che significa "uccidere".

La risposta a questo soggetto così sensitivo dipende su quale dei due pensieri della salvezza uno crede:  il punto di vista Arminiano crede che ogni e tutti i peccati devono essere confessati per essere salvati, mentre il pensiero Riformato mantiene che la salvezza è un atto sovrano di Dio e che Cristo ha espiato sulla croce Tutti i peccati degli eletti, cioè la Sua gente. Il primo crede che la confessione di ogni peccato deve essere fatta prima di lasciare questo mondo, perciò il suicidio è il peccato più fatale di tutti perché chi lo commette non può pentirsene dato che è morto.  Il pensiero riformato invece crede che siamo salvati per Grazia di Dio, e non per lavori (Efe 2:8-9) e che niente (nemmeno il suicidio) può separare un vero Cristiano dall'amore di Dio (Rom 8:37-39).

La Bibbia equipara il suicidio come un omicidio, certo omicidio di se stesso, ma pur sempre un omicidio. E' Dio Quello che decide quando e come una persona deve morire e danneggiare il corpo, il tempio dello Spirito Santo, con il suicidio e visto da Dio molto severamente (1Co 3:16,17).   Bisogna anche differenziare fra i salvati e quelli che non lo sono.  Se una persona che non è salvata commette suicidio, essa non ha fatto altro che "accelerare" il suo viaggio per il Lago di Fuoco.  Inoltre, il non credente che commette suicidio alla fine va all'Inferno per aver rigettato la salvezza attraverso Cristo e non per aver commesso suicidio. “Chi crede nel Figlio ha vita eterna ma chi non ubbidisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimora su di lui».” (Gio 3:36)

La persona salvata ha dentro di sé lo Spirito Santo ed è difficile concepire che la Spirito permetta tale azione. Tuttavia, anche se un vero Cristiano commettesse, in un tempo di attacco spirituale, o debolezza, o situazione disperata, il suicidio, quello sarebbe un peccato che Gesù ha già espiato per lui. In Rom 8:38 è chiaramente scritto che nessuna 'cosa creata' può separare un Cristiano dall'amore di Cristo, e il Cristiano è 'cosa creata' e perciò nemmeno il suicidio lo può separare dall'amore di Dio, visto che Gesù è morto per tutti i peccati dei Suoi che include il peccato del suicidio (se mai fosse possibile per un Cristiano commettere omicidio di se stesso). 

Non c'è nessuna circostanza che possa giustificare chiunque, specialmente un Cristiano, al suicidio.  I Cristiani sono chiamati a vivere la loro vita per Dio, la decisione di quando morire aspetta a Dio e a Lui soltanto. Ci sarebbero seri dubbi della genuinità della fede di chiunque dichiarasse di essere Cristiano e poi commette il suicidio. 

Indipendentemente di come la mettiamo, secondo la Bibbia, il suicidio è omicidio, è sempre sbagliato e il suicidio è un peccato grave contro di Dio.  Nessun cristiano dovrebbe MAI contemplare tale cosa così malvagia.

Il Catechismo Breve di Westminster, che rimane autoritario per la dottrina riformata, segue il pensiero di Agostino nel relazionare il suicidio ad uno dei Dieci Comandamenti. Questo Catechismo asserisce: "Il sesto comandamento vieta l'omicidio della propria persona, o la vita del vicino, ingiustamente.

Certo noi non possiamo sapere o avere l'esperienza di quello che passa per la mente delle persona in gravi situazioni o se il cervello funzione bene e perciò dovremmo essere lenti a condannare le persone in fretta, per esempio questo uomo ha veramente commesso suicidio? "Un uomo di 78 anni fu ammesso all'ospedale e gli fu trovato un battito cardiaco erratico, una prostata gonfiata, una otturazione nelle budella e artrite, fra le tante cose. Quando il paziente capì che lo volevano operare egli supplicò: " dottore ascolti, non voglio morire con tubi che escano da tutte le parti da me.  Non voglio che i miei figli ricordino il loro padre così.  Sono vecchio e stanco e ho visto abbastanza della vita, mi creda. Ma voglio ancora esser un uomo, non un vegetale che qualcuno viene a bagnare ogni giorno. Vede dottore il motore si è rotto, e alto tempo che il meccanico lo abbandoni."  Nonostante questa eloquente richiesta, un tubo fu inserito attraverso il naso nello stomaco e iniezioni intravenose gli furono fatte quattro volte al giorno. Dopo l'uomo fu attaccato ad un respiratore meccanico per aumentare il suo ossigeno. Una notte egli prese l'interruttore e spense la macchina. Per diverse ore il personale non si rese conto di cosa era successo e così l'uomo finalmente morì. Trovarono una nota sul comodino con su scritto:" La morte non è il nemico, dottore, ma l'inumanità."

Ha commesso il suicidio quest'uomo?  O furono i dottori che pretendevano di prendere la parte di Dio?

Negli occhi di Dio il suicidio non ha giustificazione, ma così tantissimi altri peccati, perciò in quesiti casi dubbiosi e meglio lasciare qualsiasi giudizio nelle mani del nostro Sovrano e Amoroso Dio. (non che ci illudiamo di poter fare altrimenti)

Quello che non dobbiamo fare è di cercare giustificazione per il suicidio come tanti fanno nel chiedere: "e Sansone? Non commise suicidio?" La verità è che Dio diede a Sansone la straordinaria forza per compiere il Suo proponimento. In questa azione Sansone diede la sua vita cosicché il giusto giudizio fosse fatto. La vita di Sansone veramente era nelle mani di Dio e la sua morte era per portare la vendetta sui nemici del Signore. Sansone era il vaso scelto nello scopo di Dio per fare questo atto. Ricordiamoci che Sansone chiese a Dio la forza per farlo. Non chiese forza per il suicidio, ma per la vendetta sui Filistei per quello che avevano fatto all'unto del Signore. Dio esaudendo il desiderio avrebbe sicuramente causato la morte di Sansone, ma non come nel suicidio dove c'è: mancanza di speranza, disperazione, mancanza di fede, tristezza, depressione e rovina monetaria.  Sansone morì per la gloria di Dio: “Allora Sansone invocò l’Eterno e disse: «O Signore, o Eterno ti prego ricordati di me! Dammi forza per questa volta soltanto, o DIO, perché possa vendicarmi con un sol colpo dei Filistei per la perdita dei miei due occhi».” (Giu 16:28)

In preghiera Sansone lasciò la sua vita interamente nelle mani di Dio. In piena fede e giustizia pregò Dio per la miracolosa forza per portare giudizio sui nemici di Dio dichiarando: "Lasciami morire con i Filistei".  In altre parole egli sapeva che nel fare cadere le colonne sui Filistei anche lui sarebbe morto.  Ma il giudizio su questi pagani era nel proponimento di Dio ad era più impostante della sua vita.  Sansone chiedeva che la sua morte fosse usata per portare gloria a Dio nel grande giudizio sui Filistei. 

L'atto di Sansone non fu un suicidio e in nessun modo difende il suicidio o prova che i Cristiani possono commettere il suicidio. Dio non gli diede la forza di uccidersi, ma Dio gli diede la forza per uccidere più filistei nella sua morte che durante la sua vita. (Giu 16:30) La preghiera di Sansone era per glorificare Dio ed egli viene ricordato per sempre negli eroi della fede in Ebrei 11:32.

Un vero Cristiano, per definizione, ha fede e speranza in Cristo.  Tuttavia, se (ed è un grande SE) un vero Cristiano in un momento di debolezza decidesse di guidare la sua macchina in un burrone o impiccarsi o suicidarsi in qualche modo, quell'istante di cattivo giudizio non lo terrebbe fuori dal Regno. Questo perché la salvezza vera vuol dire che tutti i suoi peccati sono perdonati e se siamo fedeli alla Scrittura e conosciamo la sovranità di Dio, e la dottrina dell'eterna sicurezza, non possiamo venire a nessuna altra conclusione.  Ma questo è un grande "SE".  Perciò, anche se è teoricamente possibile che un vero Cristiano possa commettere suicidio, essendo salvato, Dio è fedele nelle Sue promesse e la domanda deve essere fatta: "Cosa ci farebbe mai pensare che Dio possa abrogare la Sua cura sopra i Suoi eletti in tempo di prove severe e permettere che disperazione e mancanza di speranze senza una soluzione alle nostre difficoltà?"  Certamente non c'è niente nella Scrittura che ci può far pensare questo.

Un'altra triste storia:
A chiunque sia dell'opinione che il suicidio risolve qualcosa c'è la storia di una bella famiglia.  Era una coppia felice sulla quarantina e sposati, avevano due bravi figli e una grande casa.  Tutti li amavano. Avevano anche una fattoria con tanti cavalli che allevavano.  Avevano la parvenza di essere un successo moderno.

Però un giorno la moglie perse il lavoro dovuto alla riduzione di personale.  Ignorando tutto di bello che aveva ancora, una soleggiata mattina usci di casa e si impiccò nella stalla dei cavalli.  La sua morte risolse qualcosa? No assolutamente no.  Causò altra tragedia.

Il marito, addolorate per la perdita della moglie, un anno dopo andò dalle pompe funebri per pre-arrangiare il suo funerale, adesso pratica comune in tante nazioni.  Dopo aver compilato tutte le carte e pagato il tutto, uscì a prese un fucile dalla macchina e si sparò uccidendoci nel parcheggio. La sua morte risolse qualcosa. No, assolutamente, no!  I loro figli, un maschio e una femmina sulla ventina adesso sono senza genitori e con la terribile conoscenza di cosa successe.  La nostra speranza e preghiera è che questi tragici eventi siano finiti per questa famiglia.

L'uccidere la propria vita non risolve niente, ma crea altra miseria.

Si! Il suicidio è peccato, uno delle tante migliaia di peccati che gli umani commettono.  Per questo abbiamo un Salvatore, cosicché i nostri peccati possono essere perdonati.  Ma solo Dio è il Giudice. Amen.

Conclusione:

  • Il suicidio è decisamente un peccato e un peccato che la persona che lo ha commesso non ha possibilità di pentirsi,

  • Il sesto comandamento vieta l'omicidio della propria persona, o la vita del vicino, ingiustamente,

  • Se una persona non salvata commette il suicidio, non ha fatto altro che accelerare il suo viaggio all'Inferno ed è già condannata per non aver accettato la salvezza di Cristo,

  • Un vero Cristiano che commette il suicidio (se mai fosse possibile) sarà salvato perché Cristo è morto sulla croce per espiare ognuno dei suoi peccati (incluso il suicidio) e niente lo può separare dall'amore che Dio ha concesso su di lui,

  • Per quanto riguarda "l'obbligo" di confessare ognuno dei nostri peccati per la salvezza abbiamo l'esempio del malfattore sulla croce di fianco a Gesù che semplicemente chiese a Gesù: “Poi disse a Gesú: «Signore, ricordati di me quando verrai nel tuo regno».” (Luc 23:42al quale Gesù rispose: “Allora Gesú gli disse: «In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso».” (Luc 23:43)  L'amore del nostro Dio è più grande di qualsiasi memoria, Dio è più interessato in un cuore veramente rotto davanti a Lui che un efficiente contabile.

  • Naturalmente, in casi estremi di suicidio, come sotto terribile tortura o danno cerebrale, è meglio per noi di non passare giudizio ma di lasciare tutto sotto la grazia di Dio.


Qualche parola su santi del passato che avevano il desiderio di lasciare questa valle di lacrime:

Qualche volta possiamo essere profondamente scoraggiati e così per tanti santi del passato, ma l'esperienza delle loro vite è istruttiva per noi sulla questione del suicidio. Ci sono stati tempi che certi grandi servitori di Dio in tempi biblici furono così severamente provati e stressati che desiderarono la loro morte. Ma questi santi non presero la faccenda nelle loro mani e si suicidarono, NO, e in tutti questi casi, Dio li liberò. C'è qui una lezione per noi da imparare.  Quando siamo disperati e depressi profondamente dobbiamo guardare verso Dio e non commettere suicidio.  Dio ci libererà, di sicuro. 

Mosé: era in disperazione per tutti i lamenti degli Israeliti che lui guidava.  Il peso della leadership era troppo pesante per lui da sopportare. Così anche lui si lamentò a Dio e chiese di morire: “14 Io non posso da solo portare tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me. 15 Se è questo il modo con cui mi vuoi trattare, ti prego, uccidimi subito, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; ma non permettere che io veda la mia sventura!»” (Num 11:14-15 )  Il Signore capì il peso di Mosé e gli diede sollievo nel provvedere settanta anziani ad aiutarlo e la carne che la gente desiderava tanto. 

Elia: dopo una grande vittoria sui profeti di Baal scappò in terra desolata per la sua vita a Beer-Sceba, per paura di Jezebel,  e pregò che potesse morire: “Egli invece si inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a sedersi sotto una ginestra e chiese di poter morire dicendo: «Ora basta, o Eterno! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri».” (1 Re 19:4)  Ma notare che non pensava al suicidio, ma chiese a Dio di prendere la sua vita.  Dio però,  non prese la vita di Elia in quel momento ma mandò un angelo ad aiutarlo, per dargli forza e conforto.  Così è il nostro grande Dio.

Giona: Dio aveva minacciato la distruzione di Ninive, una città di 120 mila abitanti.  MA il re e la gente della città ascoltarono Giona, si pentirono dei loro peccati e digiunarono.  Dal punto di vista umano Dio cambiò parere e non distrusse la città.  Giona era molto arrabbiato con Dio per aver dimostrato misericordia, perché egli voleva la distruzione della città, e allora chiese a Dio di ucciderlo: “Or dunque, o Eterno, ti prego, toglimi la vita, perché per me è meglio morire che vivere».” (Gin 4:3Ma Dio capì Giona e lo consolò insegnandogli una lezione.

Paolo: sicuramente questo apostolo attraversò tempi difficili e dolorosi e aveva tutte le ragioni di partire da questa valle di lacrime per essere con il Signore.  Paolo contemplò se era meglio vivere o morire quando in grandi difficoltà: “perché sono stretto da due lati: avendo il desiderio di partire a da questa tenda e di essere con Cristo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore,” (Fil 1:23) (Fil 1:20-26) Tuttavia Paolo non cadde nel rompere il comandamento di Dio contro il suicidio.  Lui si appoggiò su Dio e Dio gli diede tutto il sostentamento che aveva bisogno a portarlo attraverso tutte queste dure prove.  Non solo questo, ma lo incoraggiò in modo esemplare e definitivo: “Ma egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza». Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me.” (2Co 12:9)

Quando siamo in disperazione terribile dobbiamo seguire l'esempio di Paolo e dipendere su Dio quando la vita ci dà un pugno nello stomaco.  E come Dio diede sostegno a Paolo attraverso tutte le sue difficoltà, Dio darà sostegno anche a noi: “8 Perché non vogliamo, fratelli, che ignoriate la nostra afflizione che ci capitò in Asia, come siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa. 9 Anzi avevamo già in noi stessi la sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi stessi, ma in Dio che risuscita i morti, 10 il quale ci ha liberati e ci libera da un sì grande pericolo di morte, e nel quale speriamo che ci libererà ancora nell’avvenire,” (2Co 1:8-10)

Desiderare di lasciare questa valle di lacrime ed essere con il Signore, che è molto meglio, è cosa normale quando siamo in tempi di grande difficoltà, ma come dato dall'esempio dai santi del passato, non dobbiamo disperare troppo fino al punto di commettere il suicidio perché il nostro Dio non ci mette in situazione che non possiamo sopportare e sempre provvede una via di uscita ed ha promesso di liberarci, e ci libera: “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere.” (1Co 10:13)