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L’Avidità del Denaro

aymon de albatrus

"L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si son trafitti di molti dolori." (1Ti 6:10 )

"Che cosa infatti ti rende diverso? Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?" (1Co 4:7 )


Tante persone citano il passaggio così: "Il denaro è la radice di tutti i mali", ma quello che la Scrittura dice è che l'AVIDITA' per il denaro è la radice di tutti i mali, NON il denaro. Il denaro non è né cattivo, né buono, è neutrale, è l'avidità che è malvagia; in altre parole è alla BRAMA per esso che l'Apostolo si riferisce.

E' il forte desiderio per esso e il modo come uno usa il denaro che Paolo interroga qua.  Dio non vieta avere soldi ma è la nostra attitudine ad esso che viene messa in discussione. Nemmeno la quantità è in discussione qua, dato che uno potrebbe essere un milionario ed avere una salubre attitudine verso di esso, mentre un povero potrebbe essere un taccagno ed perciò avere una misera disposizione verso il denaro. Quantunque tanto denaro è di solito una trappola e un laccio micidiale come esemplificato dal giovane ricco: "Allora Gesù, fissandolo nel volto, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca; va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni." (Mar 10:21-22 )

Il denaro in se stesso non è malvagio, ma l'amore immoderato per esso lo è, un bramoso desiderio o un eccessivo diletto per esso è la causa di tanta malvagità, sia di peccato come di punizione. 

L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali - Senza dubbi ci sono tanti tipi di male e certi sono accanto all'avidità per il denaro, come: i mali che escono fuori dall'ambizione, intemperanza, degradante lussuria e odio per Dio e contro la bontà. Infatti le più grandi trappole che causano gli uomini a cadere, anche uomini di Dio, sono: "Oro, Gloria e Donne".  Ma la verità e che la gran parte di crimini nel mondo si possono tracciare all'amore per il denaro.  E' l'avidità per queste cose che sono la sorgente del peccato, e in qualsiasi livello sociale di vita.

Denaro, argento e oro, che sono provveduti da Dio e Suo dono, possono essere usati legittimamente per tanti buoni propositi ed occorrenti per le necessità della vita e per esaudire i doveri che dobbiamo a Dio e per i nostri compagni in Cristo. L'appropriato uso di questa utilità è pienamente approvato, la severa ammonizione è contro un eccessivo amore per esso che non è altro che idolatria.  Quando un uomo ama il denaro sopra Dio, lo serve come se fosse Dio e mette la sua fiducia e confidenza in esso indipendentemente dalla provvidenza di Dio; tale amore per i soldi è la sorgente di tutte le iniquità e l'amore di Dio non è in quell'uomo (1Gi 2:15).

per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede - Certi che professavano di essere Cristiani, il che non significa necessariamente che questi erano fra gli eletti, sono andati fuori strada e sono stati ingannati allontanandosi così dalla dichiarata fede. Inganno o delusione sono fortemente presenti nel mondo e gli incauti ingannati da promesse presentate come prospetti di ricchezza hanno ripudiato la dichiarata fede. Naturalmente questo non significa che questi erano veri Cristiani. Essi sono stati persuasi ad allontanarsi dalla fede e da tutte le speranze e gioie eterne che la religione avrebbe impartito a loro.

Certi agognano per il denaro in un modo avido e insaziabile che li porta ad errare dalla dottrina di fede.  Quando a questi professanti le persecuzioni arrivano e per le loro pressioni, essi prontamente lasciano cadere la loro proclamata professione di fede, o le loro menti sono così ripiene di preoccupazioni terrene e da ricchezza ingannevoli che la Paola viene soffocata il loro (Mat 13:22)  e diventa infruttuosa e presto, come Dema avendo amato il mondo, essi muoiono spiritualmente (2Ti 4:10). Queste persone senza radici profonde errano e sono sedotte dalla fede, cioè la dottrina del Vangelo e la professione del Cristianesimo, andando dietro alle attrazione del mondo si perdono. Questo comportamento rende la loro conversione piuttosto dubbia e con tutta probabilità i loro nomi non sono elencati fra gli eletti di Dio. 

si son trafitti di molti dolori. - Dopo quando tale peccato idolatra ha percorso la sua via essi saranno pieni di dispiaceri come rimorsi e dolorose riflessione sulla loro follia, ed avranno apprensione per la futura ira di Dio.  Troppo tardi essi si accorgeranno di aver buttato via la speranza di salvezza per una empia mente che li ha portati ad una vita di depravazione che ha fallito di consegnare quello che aveva promesso, e nella maggioranza dei casi delude queste anime ribelli. L'effetto su quelli che gettano via la religione per lo scopo di accumulare l'oro è come avere le loro anime trafitte tante volte. Nessuno di questi può evitare queste conseguenze visto che ogni essere umano deve rendere conto a Dio per i suoi peccati e follie.  A meno che si pentano (improbabile, eccetto per la Grazia del Signore, perché uno muore come è vissuto) il lago di fuoco aspetta il loro futuro per l'eternità.

Essi si sono trafitti da soli con tanti dispiaceri come frecce. Le ricchezze sono appropriatamente paragonate a spine che producono molti guai e inquietudini, sia nell'ottenere le ricchezze come nel tenerle. Senza menzionare che le riflessioni su i modi illeciti che sicuramente sono stati usati per ottenere le ricchezze danno dolori pungenti con afflizione a queste anime miserabili (Giobbe 20:15), producendo rosicchiamento di coscienza e rimorso per la ricchezza malamente ottenuta che annuncia un futuro in perdizione: "Ma coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte passioni insensate e nocive, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella distruzione." (1Ti 6:9 LND)

Il punto di vista Cristiano sul Denaro

I Cristiani devono imparare ad essere contenti (1Ti 6:6) con il vivere semplice e non di cadere nella trappola di accettare lo standard del mondo per se stessi. La Parola di Dio attraverso Paolo comanda in noi una prospettiva eterna e una attitudine di distacco verso le alettanti cose del mondo e di sviluppare la prospettiva di vita che logicamente ci porti a diminuire la dipendenza sulle cose materiali che passeranno nel nulla.

E' il dovere Cristiano di avere una relazione genuina con Dio, la nostra sorgente di contentezza e un salubre distacco dalle cose materiali. Questa combinazione è di grande vantaggio. In contrasto a (1Ti 6:5) il guadagno viene misurato spiritualmente piuttosto che materialmente. I benefici eterni sono sicuramente promessi, ma il punto è su come il credente con tale prospettiva salubre possa evitare le tante insidie di avidità di questa vita presente, ricordandosi che ognuno di noi è venuto in questo mondo con niente e se ne andrà lo stesso. (1Ti 6:7).

Lo scopo del Cristiano con rispetto alle cose materiali è in devozione a Dio. Devozione significa la genuina vita Cristiana, una relazione di fede con Dio e una nuova vita. Contentezza viene definita come una attitudine di autosufficienza significando distacco e indipendenza da cose o possessioni, ma profondamente dipendenti su Dio.  La contentezza viene da dentro dallo Spirito in noi, e Paolo fornisce la base Cristiana per essa: "Non lo dico perché sia nel bisogno, poiché ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo." "Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica." (Fil 4:11,13)

Per dare le basi della contentezza Paolo estrae dalla saggezza del Vecchio Testamento. Entrambi (Giobbe 1:21) come (Ecc 5:15) espongono il principio che le cose materiali appartengono solo a questo mondo; infatti tutte le nostre lauree, tutto quello che abbiamo imparato e le cose materiali che abbiamo fatto e ottenuto in questa vita non sono che letame in senso spirituale (Fil 3:8). Le cose materiali non hanno valore duraturo e non danno nessun vantaggio spirituale eterno, perciò la contentezza non può originare dalle cose naturali. Il contatto umano con le cose materiali inizia alla nascita e termina alla morte, ma la speranza Cristiana porta il credente ben oltre ai limiti materiali, ma ad una eternità infinita, e logicamente le cose eterne devono formare il nostro pensiero delle cose materiali. Giobbe e il Predicatore e Paolo volevano dire che il valore e l'utilità delle cose materiali appartengono solo a questo mondo, che è soltanto una casa temporanea, ma noi guardiamo avanti alla Città Celeste costruita da Dio (Ebr 11:8-10).

Per il Cristiano lo standard di sufficienza materiale è veramente minimo: Cibo, Vestiario e Tetto, queste dovrebbero essere sufficienti come il nostro Signore ci esorta chiaramente: (Mat 6:25-34; Luc 12:16-21). Paolo non dice niente negativo contro il vivere sopra questo minimo standard, però ci insegna che la vita ad un alto livello materiale porta con sé pesanti obbligazioni. Infatti egli ci dice che la vera contentezza e la prosperità materiale non hanno niente a che vedere fra di loro e che la tesaurizzazione ha niente a che vedere con la devozione a Dio perché la nostra chiamata alla morte può venire in qualsiasi momento (Luc 12:19-21).

L'ossessione per  procurarsi la ricchezza è un fuoco consumante che si ciba su se stesso. Stranamente, il cercare i soldi molto spesso porta alla rovina piuttosto che alla ricchezza, nonostante ciò la gente fa di tutto per appropriarsene. In questi depravati giorni democratici è difficile decidere se è più dannante l'amore per il denaro in una società materialistica o la razionalizzazione Cristiana per partecipare all'inseguimento dell'avidità (1Ti 6:9).

L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali - La metafora "radice" contiene una importante verità.  Qualsiasi cosa nella vita ha la sua sorgente nella radice e se uno vuole veramente sbarazzarsi del problema, la radice deve essere completamente sradicata. Perciò, Paolo esorta non solo a trattare il problema causato dall'avidità, ma bisogna anche estrarre la radice che produce il problema.

Sopra la storia del giovane ricco (Mar 10:17-31) fu menzionata per dimostrare come è difficile strappare la radice delle possessioni. La valutazione di Gesù non fu più facile: "E i discepoli sbigottirono alle sue parole. Ma Gesù, prendendo di nuovo la parola, disse loro: «Figli, quanto è difficile, per coloro che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio. E più facile che un cammello passi per la cruna, di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio»." (Mar 10:24-25)

Grazie a Dio che niente è impossibile con Lui e così c'è speranza anche per il giovane ricco (Mar 10:27). La soluzione è nel cercare Dio di darci la forza e la determinazione e l'aiuto per fare quello che altrimenti sarebbe impossibile per noi, e cioè di prendere controllo della brama per i soldi e di tutte le altre cose che così facilmente ci insidiano nel peccato, impedendo a noi di avere Dio e i Suoi interessi come la priorità assoluta delle nostre piccole vite: "Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte." (Mat 6:33)

Non c'è nessun dubbio che l'inseguimento della ricchezza porta giù su una strada piena di tutte le varietà di insidie. Le trappole del Diavolo sono certamente capaci di usare la speranza della ricchezza per offuscare la distinzione morale dei credenti instillando in loro insensati desideri non soltanto per ricchezze ma anche per desideri immorali con l'accesso alla ricchezza. La ricchezza porta senza dubbio ad entrare in circoli dove le regole sono differenti e lo stress sociale è tremendo e i valori completamenti contorti. Quello che per il credente era prima impensabile dall'esterno diventa del tutto naturale una volta dentro e l'eventuale fine e completa distruzione.

Abbiamo tutti visto come l'avarizia ha aiutato a distruggere la testimonianza di certi che hanno capovolto la loro posizione di guide nella chiesa per diventare insegnati di eresie. E' difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio come è relativamente facile per quelli che bramano ad essere ricchi ad allontanarsi da esso. Alimentati dall'avarizia tanti hanno perso la loro buona via, un'illustrazione sobria è di come il desiderio di ricchezza conficca un cuneo fra il credente e Dio: "Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore." (Mat 6:21)

CONCLUSIONE

"Non v’ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l’uomo semina quello pure raccoglierà." (Gal 6:7) E' legge universale che ogni uomo riceverà quello che semina e che cattive compagnie rovinano buoni morali (1Co 15:33).

L'amore per il denaro è una terribile trappola che porta sicuramente alla perdizione cosicché, se fosse possibile, ingannerebbe persino gli stessi eletti.  La cura di Dio contro questo spaventoso pericolo é: "Ma tu, o uomo di Dio, fuggi queste cose e procaccia la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la pazienza e la mansuetudine." (1Ti 6:11 )