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Il Regno di Dio contro lo Sport

aymon de albatrus

"perché l’esercizio corporale è utile a poca cosa, ma la pietà è utile ad ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura." (1Ti 4:8)

"24 Ora un servo del Signore non deve contendere, ma deve essere mite verso tutti, atto ad insegnare e paziente, 25 ammaestrando con mansuetudine gli oppositori, nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi perché giungano a riconoscere la verità," (2Ti 2:24-25)


Ci sono due aspetti all'attività fisica chiamata Sport:

Il modo di fare esercizio fisico per tenere il corpo in forma facendo attività sistematiche,

Fisicamente battersi antagonisticamente per ottenere il premio del vincitore nell'annichilare gli opponenti.

Come il dizionario definisce le Sport:

Lo sport consiste in attività competitiva fisica e mentale intrapresa come: ricreazione, competizione, per divertimento personale, per ottenere eccellenza fisica, per lo sviluppo personale o una combinazione di queste. Lo sport mette assieme attività fisica con la competizione, motivazione personale e un sistema di punteggio. Lo sport è caratterizzato da differenti scopi assieme a personale (o del team) abilità e prodezza.

Uno sforzo fisico e attività di abilità governati da regole, o usanze, spesso in competizione e frequentemente associate a guadagni pecuniari.   

Un passatempo con attività, ricreazione.

Per giustificare la loro dipendenza allo sport, tanti argomentano che l'Apostolo Paolo sosteneva i Giochi Olimpici perché diverse volte fece allusioni a loro nelle sue metaforiche analogie alla vita Cristiana. Ma questo argomento è falso dato che Paolo era Giudeo ortodosso e allora, come adesso, i Giudei ortodossi non sono simpatetici al concetto dello sport. Certo, Paolo fece referenza ai giochi, ma all'immagine di seria dedicazione che è necessaria nello sport per ottenere il premio del vincitore. L'impegno per vincere nello sport è Totale e Paolo usava questo fatto per incoraggiare i Cristiani di avere lo stesso zelo nel loro cammino Cristiano nel Signore. Non per incoraggiare a fare dello sport, visto che come dice sopra è utile a poca cosa.  Infatti, raramente i Cristiani hanno la stessa travolgente devozione nel loro cammino come invece ha la gente dello sport verso la loro passione.

In Ebrei 12:1 lo scrittore dice: ".... deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti," non è detto per approvare o glorificare lo sport, ma è inteso come una metafora che tutti capirebbero. Applicato ai Cristiani è inteso che loro dovrebbero togliersi tutti i pesi (infatti gli atleti correvano nudi) che ci ostruiscono il progresso nella corsa Cristiana. Perciò l'esempio è buono come applicato a qualsiasi cosa che impedirebbe i nostri sforzi per ottenere la corona della vita. Questi pesi non sono gli stessi per tutte le  persone: in certi è l'orgoglio, in un'altro la vanità, in altro la mondanità, altri un violento e sregolato temperamento, altri una immaginazione corrotta, altri un cuore duro, altri attaccamento a cose impure, e così via.  Qualsiasi cosa sia, siamo incoraggiati a buttarla, se ci frena, per ottenere la più alta vita divina. Tante persone farebbero un progresso più veloce se buttassero via i loro pesanti ornamenti personali, se si liberassero dei pesi che loro considerano oro e sono determinati a portarseli addietro. 

Paolo non era contro l'esercizio fisico: "perché l’esercizio corporale è utile a poca cosa, ma la pietà è utile ad ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura." (1Ti 4:8) L'Apostolo qui non si riferisce all'esercizio fisico dei giochi Olimpici, come correre, lottare ecc. che è utile a poca cosa nell'ottenere l'incorruttibile corona celeste.  L'esercizio fisico al quale l'Apostolo si riferisce è la mortificazione del corpo nell'astinenza e penitenza che gli antichi devoti fecero una cosa così importante nell'esercizio della loro religione. L'Apostolo Paolo non intende dire che l'esercizio fisico è improprio, o che nessun vantaggio si può derivare da esso nel preservare la salute.  Ma voleva dire che con le austerità corporee si presumeva che le passioni corrotte sarebbero domate, il vagare di una profana mente corrotta legata, e l'anima messa in conformità con Dio. In opposizione a questa supposizione, l'Apostolo presenta qui un grande principio che l'esperienza ha dimostrato universalmente corretto, e cioè che queste austerità fanno poco al promuovere la santità, ma tanto a promuovere la superstizione. Ci vuole un ben più profondo lavoro nell'anima di quello che si può ottenere semplicemente nel mortificare il corpo. 

Paolo in questo versetto mette l'esercizio fisico (non lo sport competitivo) contro l'esercizio spirituale, quest'ultimo avendo un valore e importanza di gran lunga maggiore. E' la santità che è al centro dell'adorazione e il servizio a Dio, essa scaturisce dal vero principio del timore di Dio e fede in Lui; santità di vita nell'ubbidire i Suoi comandamenti, che hanno il vantaggio universale con promessa per la vita di adesso e quella che ha a venire.  Non per qualche merito ma dalla libera grazia di Dio che ha associato promesse di salute, pace, prosperità e buone cose per la vita terrena ma soprattutto la promessa di salvezza e eterna gioia quando questa vita sarà terminata.  Amen

Bisogna ricordarsi che le uniche cose che ci porteremo con noi quando lasceremo questa terra sono la conoscenza del Signore e le opere buone fatte come ubbidienza ai suoi comandamenti, se mai ne abbiamo fatta qualcuna. TUTTO il resto non ha valore alcuno e non entrerà nei cieli.  Tutte le nostre lauree, tutti i nostri talenti e tutti i nostri sforzi che valutiamo così tanto non saranno altro che letame: "Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesú mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo," (Fil 3:8)

Fino adesso abbiamo visto che la Scrittura non disprezza completamente l'esercizio fisico dato che un poco può essere utile (in moderazione) per farci più in forma per la preghiera, per il Suo servizio e per portare avanti lavori religiosi, ma l'esercizio fisico per se, ha nessun valore. 

Ma cosa si può dire per lo sport antagonistico, in fatti la maggior parte dello sport è antagonistico, dove due o più partecipanti si oppongono attivamente per ottenere il premio del vincitore!  Per antagonismo si intende: "Ostilità che risulta in resistenza attiva, opposizione o controversia, uno stato di mala volontà attivamente espressa in lotta e contrarietà"

La generale definizione secolare del ruolo dello sport è questa:
"Lo Sport agisce come un sfogo fisico: permette ai partecipanti di disperdere energie e emozioni aggressive attraverso coinvolgimento nelle competitive attività di ricreazione", (enciclopedia Britannica).   Lo Sport è la via accessibile per guadagnare rispetto e ammirazione per noi stessi, attraverso l'esibizione di prodezze e capacità.  Come intrattenimento lo sport provvede diversione dalle domande del vivere giornaliero e permette allo spettatore tante delle esperienza del gioco senza attuale coinvolgimento. 

Beh!  C'è in questa definizione qualche minima cosa che assomigli al linguaggio del regno di Dio?  NO!  Non ce ne è nessuna.  Come si paragona questa antagonistica attività con la nostra referenza sopra?: "Ora un servo del Signore non deve contendere, ma deve essere mite verso tutti  .... "  Sono assolutamente diametralmente opposti. Nel Regno di Dio NON c'è competizione, eccetto quella di servire il Signore meglio. Come Cristiani siamo comandati a: "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun’altra cosa, fate tutte le cose alla gloria di Dio." (1Co 10:31) Allora come può la definizione dello sport portare gloria a Dio quando il suo intero scopo è quello di: "guadagnare rispetto e ammirazione per noi stessi, attraverso l'esibizione di prodezze e capacità"?  Ovviamente non è possibile dato che l'unico scopo dello sport e quello di portare gloria e benefici ai praticanti, lasciando niente per Dio. Quei giocatori che prima del gioco fanno diversi gesti religiosi, o spargono acqua "santa" o portano amuleti su se stessi e pregano al loro dio per la vittoria nel distruggere l'avversario non fanno appello al Dio della Bibbia, ma a qualche demone, perché sono pagani. Dio non approva dello sport competitivo perché il principio base è quello di vincere nello sconfiggere gli altri. 

Inoltre, i team qualche volta pregano assieme prima della partita, uno si chiede cosa "Dio" pensa quando le due squadre opposte pregano per la stessa vittoria?  

Certi dicono persino: "Ma noi non giochiamo per vincere, giochiamo per il gioco".  Sciocchezze, non dire bugie palpabili, tu giochi perché ti piace vincere.

Ecco qualche esempio della gioia esilarante dei vincitori:

 

 

E qui la disperazione dei perdenti:

 

Queste foto danno l'impressione che vincere o perdere non fa nessuna differenza, visto che è solo un gioco?  E porcellini chiazzati volano in cielo ...

Il Signore dice questo a proposito il Regno di Dio: "E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate»." (Apo 21:4) Non ci saranno più lacrime ne cordoglio nel Suo regno perché non ci sarà competizione per sottomettere altri e non ci saranno più perdenti perché tutti i Suoi sono vincitori in Cristo.

Con l'avvento della "Nuova Era, il Cristianesimo che è stato il sistema controllante religioso del mondo Occidentale fino adesso,  ora viene soppiantato dalla "religione mondiale" nominata 'Sport'.  Nel ventesimo secolo questo nuovo movimento religioso ha quasi scacciato la vecchia religione Cristiana. Il simbolo della croce è stato rimpiazzato dal pallone la cui forma sferoidale viene vista come "il simbolo del finito circondato dall'infinito" ed è riguardato come la più alta forma di religiosità. La forma sferica del pallone, il principale articolo di culto, dimostra il carattere del mondo di questa "religione sport". Ci sono tanti sport con le loro specifiche classi (possiamo chiamarle "sette") dalla più bassa casta sociale alla più alta, ma tutte espongono ardore e riti sportivi.  Culminando finalmente nella stupefacente popolarità di certi "Sacerdoti e Ordini Sacerdotali" della religione dello sport, attorno alla quale centinaia di migliaia di "fedeli" si aggregano. 

Si! Veramente lo Sport è la religione di questo periodo con miliardi di seguaci in tutto il mondo.  Qualcuno ha mai visto tale devozione con tanto fervore alla religione della palla rotonda in qualche religione in qualsiasi tempo dall'esistenza del mondo?  Penso proprio di no. 

Vediamo che con la Coppa del Mondo anche quelli che non sono avidi sportivi si trovano incollati alla televisione.  Lo sport ha precedenza a fare la spesa e al cucinare.  Ma cosa offre lo sport per attirare cosi tanti abitanti delle moderne metropoli?  Sicuramente abbiamo già così tanto da fare che a malapena possiamo perdere del tempo a guardare stranieri che giocano un gioco senza significato in un posto lontano.  E tant'è lo facciamo.  Una risposta ovvia è che il guardare lo sport ci serve come una colla sociale per riaffermare l'identità della nostra cultura secolare.  Ma questo non è appartenenza al Regno di Dio, che non è regno di questa terra: "Gesú rispose: «Il mio regno non è di questo mondo;.... (Gio 18:36) ma questa gente ha alleanza con un un regno di questo mondo che passerà via con il quale noi Cristiani non abbiamo parte perché noi guardiamo all Città Celeste preparata dal nostro Dio per il Suo popolo: (Ebr 11:10,16; 13:14)

Allora perché noi Cristiani, cittadini della città celeste non costruita con mani umane, ci identifichiamo e difendiamo questa religione secolare dello sport? E' il Signore compiaciuto dei nostri adulteri?  Non credo: "Adulteri e adultere, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio." (Gia 4:4)

Ho visto credenti diventare assolutamente "matti" per insulti al loro football club, o ai loro sacerdoti e ordini sacerdotali, ma essere completamente indifferenti a offese o bestemmie dirette al nostro meraviglioso Signore, Gesù Cristo il salvatore delle nostre anime.

Forse il Signore avrebbe dovuto aggiungere due paroline a Luca 14:26 "«Se uno viene a me e non odia il suo sport ....  non può essere mio discepolo." Beh! Il principio c'è sicuramente. Con questo versetto Gesù con chiara terminologia disse che se noi, i Suoi seguaci, abbiamo lealtà divisa fra le cose del mondo (incluso relazioni umane) e la dedicazione a Lui, allora non possiamo essere Suoi discepoli e avere parte del Suo regno. Lui deve essere il supremo dei nostri affetti fino al punto che i nostri affetti per tutte le altre le cose del mondo quando paragonate all'amore (agape) che abbiamo per Lui deve apparire come odio. Ma quando vediamo la dedicazione che tanti Cristiani hanno per il loro sport, possiamo veramente cogliere quella nozione?  Non credo. 

I Cristiani d'oggi sono nani spirituali perché ci manca maturità, ma nel tempo passato c'era un gruppo di persone chiamati Puritani che esemplificavano maturità su tutti i campi, mentre noi no.  I Protestanti sono oggi centrati sull'uomo,  manipolatori, orientati sul successo, indulgenti e romantici e sfacciatamente amanti di se tessi. In contrasto, i Puritani, come gruppo erano dei giganti. Essi erano delle grandi anime che servivano un grande Dio.  In loro si trovava una chiara passione combinata con una calorosa compassione.  Essi erano visionari e pratici, e anche realisti, orientati su una meta e metodici; loro erano grandi credenti, altamente speranzosi, grandi facitori e gente che sapeva soffrire. La perfetta antitesi dei Cristiani d'oggi che per comparizione sono edonisti, adoratori dello sport e dei piaceri del mondo. I Puritani erano veri adoratori di Dio, forti lavoratori, amanti della famiglia e cittadini esemplari.  Essi erano un popolo imperterrito che si sollevava sopra ogni scoraggiamento e paura, i cui modelli del passato erano Mosé, Nehemia, Pietro dopo la Pentecoste e Paolo dopo la sua intervista con il Signore. 

Per loro non c'era discontinuità fra il sacro e il secolare, per quanto concerneva loro tutta la creazione era sacra e tutte le attività di qualsiasi tipo dovevano essere consacrate, cioè fatte per la gloria di Dio. Per loro sia la Chiesa come lo Stato erano sotto Dio.  Possiamo dire che le convinzioni dello sport eguagliano questi alti principi e che lo sport porta gloria a Dio?  Credo di no.

Perciò, nel loro alto ardore i Puritani erano uomini e donne di ordine, pratici, risoluti, preparati e preganti. Vedevano la vita nel suo insieme, contemplazione con azione, adorazione con lavoro, fatica con riposo e amore per Dio con amore del prossimo.  Ben diverso dai credenti d'oggi, cercanti di piacere, credo.

I Puritani, come gli Apostoli e specialmente Gesù si occupavano delle cose del Padre, come ogni Cristiano dovrebbe, e non sprecavano tempo nell'inseguire piaceri del mondo senza valore, come sport, sia attivamente come nel guardare queste pratiche pagane. Da nessuna parte della Bibbia lo sport, antagonistico o no, è incoraggiato; invece una vita vita dedicata all'inseguimento della santità e di pace è richiesta.  "Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore," (Ebr 12:14)

"Avendo dunque queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito. compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio." (2Co 7:1)

Per i Puritani comunione con Dio era cosa suprema, e Gesù Cristo era centrale e le Sacre Scritture somme, essi non avevano bisogno di intrattenimento di sport per diversione dalle domande del vivere giornaliero, perché per loro "la Sua Grazia era sufficiente" per il vivere quotidiano come dovrebbe essere per ogni vero credente d'oggi.

Prendiamo un foglio d'oro dal libro dei Puritani e viviamo una vita seria davanti al nostro Dio nel buttare attività frivole dalle nostre vite assicurando che tutte le nostre occupazioni siano per la gloria di Dio e non aver nessun amore per il mondo e per le cose del mondo: "Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui." (1Gi 2:15)

Tre domande per conclusione:

  1. C'è Sport nel Regno do Dio?
    NO!  Lo Sport è una attività competitiva e nel Regno di Dio non c'è competizione.

  2. I Cristiani dovrebbero essere coinvolti nello Sport?
    NO!  Lo Sport ha inerente con se stesso il concetto della competizione che è il mettere uno contro altri con lo scopo di vincere un premio nello sconfiggere gli altri giocatori. 

  3. Dovrebbero i Cristiani praticare l'esercizio spirituale? 
    Si!  In moderazione per tenere il corpo (il tempio dello Spirito Santo) in forma per pregare a adorare meglio e per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.  Lo scopo dell'esercizio fisico non è quello di coltivare un "corpo favoloso" ma di essere sufficientemente in forma per adempiere il lavoro del Signore, come Egli comanda.