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GIUSTIFICAZIONE

aymon de albatrus

“24 ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesú, nostro Signore, 25 il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.” (Rom 4:24-25; 5:1)

“21 Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, 22 cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesú Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; 23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24 ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesú. 25 Lui ha Dio preordinato per far l’espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare cosi la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio, 26 per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesú.” (Rom 3:21-26)


La Giustificazione è un termine forense, opposto alla condanna.

La Giustificazione è un atto sovrano giudiziale di Dio, nel quale Egli dichiara, sulla base della giustizia di Cristo, solamente, che tutti i requisiti della Legge sono stati soddisfatti con rispetto al peccatore eletto; cioè, graziato.

Questa dichiarazione è un atto forense della grazia di Dio per il quale Egli chiama gli uomini persi in Adamo, morti nel peccato e falli, attraverso la predica del Vangelo e la potenza dello Spirito Santo, alla unione con Cristo e alla salvezza in Lui. Attraverso Cristo noi siamo arricchiti, in quanto che siamo resi membri del Suo corpo, e innestati in Lui; essendo fatti uno con Lui, ed Egli ci fa condividere in tutte le cose che ha ricevuto da Suo Padre. 

Con questo atto giudiziale sovrano di Dio verso i Suoi eletti Egli li conta, li   accetta e li tratta come giusti negli occhi della Legge, cioè, come conformi a tutte le sue domande. In più al perdono del peccato (Sal 103:12), la giustificazione dichiara che tutte i requisiti della Legge sono soddisfatti in rispetto ai giustificati. La Legge non è rilassata o messa a parte, ma viene dichiarata soddisfatta nel più stretto senso; cosicché la persona giustificata viene dichiarata intitolata a tutti i vantaggi e premi dovuti ad una perfetta obbedienza alla Legge (Rom 5:1-10).

La Giustificazione è una dichiarazione che adesso l'uomo graziato possiede una giustizia forense che, pienamente e per sempre, soddisfa la Legge per via della Giustizia di Cristo (2Co 5:21; Rom 4:6-8). Al credente gli è stata imputata o accreditata una perfetta Giustizia come Garanzia di vita eterna in Gesù Cristo.

Questa Giustizia viene imputata o accreditata al credente per fede nel Signore Gesù Cristo, e anche la Fede non è dall'uomo ma è dono di Dio: “Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio,” (Efe 2:8) (Rom 1:17; 3:25,26; 4:20,22; Fil 3:8-11; Gal 2:16).

Coloro ai quali  Dio dona una chiamata effettiva Egli li giustifica anche, non nell'infondere giustizia in loro, ma nel perdonare i loro peccati (passati, presenti e futuri) e dichiarando la loro persona giudizialmente giusta. Non per qualsiasi cosa trovata in loro o fatta da loro, ma per cagione di Cristo soltanto; imputando a loro l'obbedienza e la piena soddisfazione di Cristo. Gli uomini graziati, passivamente ricevono e riposano in Lui e nella Sua Giustizia per fede, la cui fede non è da loro ma è il meraviglioso dono di Dio. 

Nel perdonare il peccato, Dio assolve il peccatore dalla condanna della Legge, basato sul lavoro di Cristo, cioè Egli rimuove la colpa del peccato, o la responsabilità del peccatore dall'eterna collera dovuta. Tutti i peccati del peccatore (passati, presenti e futuri) sono perdonati liberamente (Att 5:31; 13:38; 1 Giovanni 1:6-9). Il peccatore perdonato è, per questo atto di grazia, per sempre liberato dalla colpa e dalla penalità dei suoi peccati secondo la Legge.  Questa è la peculiare prerogativa di Dio (Sal 130:4; Mar 2:5).

Semplicemente, giustificare è di essere dichiarato Giusto, al momento della nostra salvezza. La giustificazione è Dio che dichiara a chi riceve Cristo di essere giusto, basato sulla giustizia di Cristo, essendo imputata ai Suoi (Rom 3:21-26).

Noi siamo giustificati, dichiarati giusti, al momento della nostra salvezza. La giustificazione non ci fa giusti nel nostro comportamento, ma piuttosto pronuncia la nostra giustizia. La nostra giustizia viene nel mettere la nostra fede nel lavoro finito di Gesù Cristo. Il Suo sacrificio copre i nostri peccati, cosicché Dio ci vede come perfetti e senza macchie. Per il fatto che i credenti sono in Cristo' Dio vede la giustizia di Cristo quando guarda verso di noi. Questo soddisfa le domande di Dio di perfezione; perciò Egli ci dichiara giusti e ci giustifica, rendendoci giuridicamente perfetti: “Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».” (Mat 5:48)

Perché è il pronunciamento dei redenti come giusti così importante? “Giustificati dunque per fede abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore,” (Rom 5:1)  E' perché per via della giustificazione che la pace di Dio governa le nostre vite.  E' per il FATTO della giustificazione che i credenti hanno l'assicurazione della salvezza. E' per il FATTO della giustificazione che Dio comincia il processo di santificazione nei Suoi, il processo di Dio per fare in realtà quello che già siamo giuridicamente. 

Naturalmente non tutti sono d'accordo e sotto una semplificata tabella raffigura le variazioni sul concetto della Giustificazione:

Religione

Processo
or
Evento

Tipo
di
Azione

Permanenza

Giustificazione
&
Santificazione

Cattolica

Processo

Sinergismo

Si perde per peccato mortale

Lo stesso processo

Luterana

Evento

Divino monergismo

Si perde per perdita di fede

Separate e prima della  santificazione

Metodista

Evento

Sinergismo

Si può perdere

Dipende su continuata Santificazione

Ortodossa

Processo

Sinergismo

Si perde per peccato mortale

Parte dello stesso processo di theosis

Riformata

Evento

Divino monergismo

Non si può perdere

Giustificazione prima di  Santificazione

Il punto di vista dei Riformati sulla Giustificazione è simile a quello dei Luterani.  Però i riformati hanno enfatizzato che la giustificazione fa parte dell'unione con Cristo e perciò la Giustificazione (e perciò la Salvezza) non può essere persa, mentre secondo le altre religioni, è possibile.

Il centro della teologia della salvezza riformata è la nostra unione con Cristo. Come Dio unisce l'eletto con Cristo, anche tutti i benefici di Cristo sono uniti con lui.  Perciò, i Giustificati ricevono anche tutti i benefici della Salvezza, incluso la Santificazione.  La dottrina Riformata spiega bene la nozione dello scambio di imputata giustizia: cioè, i buoni lavori di Gesù Cristo nella Sua vita sono imputati al Suo popolo, mentre i loro peccati furono imputati a Cristo sulla croce. 

Adamo e Gesù funzionarono come capi federali, o rappresentativi legali, significando che ognuno rappresentava il Suo popolo attraverso le loro azioni. Quando Adamo peccò, tutto il popolo di Adamo fu considerato di aver peccato in quel momento (1Co 15:22).  Quando Gesù ottenne la giustizia, tutto il Suo popolo fu considerato come giusto in quel momento e salvato (Mat 1:21). In questo modo i Riformatori cercarono di risolvere simultaneamente i problemi del peccato originale, l'espiazione e la giustificazione. 

La giustificazione è una permanente caratteristica di essere uniti a Cristo monergisticamente (conversione solo per un atto sovrano dello Spirito Santo).  Monergismo significa che soltanto lo Spirito Santo agisce nella conversione degli eletti: cioè il monergismo dichiara che la Salvezza è TUTTA da Dio.  E dato che il Suo popolo è unito a Cristo, è perciò impossibile per loro di perdere la Giustificazione e la Salvezza, se infatti erano veramente giustificati in primo luogo. Il Sinodo di Dort precisò questa idea come (la perseveranza dei santi).  Questa unione con Cristo copre anche l'espiazione e la predestinazione.

Il termine "Sinergismo" è l'opposto del "monergismo". Tipicamente sostiene che Dio dal Suo amore ha dato all'uomo il libero arbitrio (libertà di scelta) e così l'uomo ha l'opzione e l'abilità di rispondere alla grazia di Dio per sua volizione. Ma questa opinione deve contendere con un insormontabile muro: “Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati,” (Efe 2:1). Come possono persone morte nei falli e peccati rispondere spiritualmente alla chiamata esterna del Vangelo se sono spiritualmente MORTI?  Inoltre la Bibbia dichiara che l'uomo nel suo stato naturale non cerca Dio, affatto: “Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio.” (Rom 3:11) perché per lui il Vangelo è pazzia: “Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente.” (1Co 2:14 In verità è difficile capire come la gente possa passare sopra questi chiari passaggi, anche supportati da altri passaggi che non si possono fraintendere, anche grammaticamente, come: “I gentili, udendo queste cose, si rallegrarono e glorificavano la parola del Signore; e tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero.” (Att 13:48 Questo concetto di Sinergia non è altro che la vecchia eresia del Pelagesimo, con copertura moderna. 

Il principio di Giustificazione come presentato dai Riformatori ha attratto criticismo e accuse di "Antinomianismo" (senza Legge) da altri rami del Cristianesimo. Persino ai tempi di Paolo, il quale fu il maggior espositore di questa dottrina. Paolo di Tarso, nelle sue lettere spiegò molto bene e ripetutamente che i credenti sono salvati dall'immeritata grazia di Dio, e non per i loro lavori, "non per opere, perché nessuno si glori".  La Soteriologia di Paolo in questa materia è sempre stata soggetto di disputa (per esempio vedi 2Pi 3:16). Gi antichi gnostici interpretavano Paolo di volersi imbarcare sulla via dell'illuminismo per arrivare alla salvezza.  Ma il Cristianesimo classico interpreta la dottrina di Paolo come referenza alla salvezza semplicemente in credere in Cristo: “Ed essi dissero: «Credi nel Signore Gesú Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua».” (Att 16:31). E questo credere è dono di Dio.

L'Antinomianismo (dal Greco αντι, "contro" + νομος, "legge") in teologia è l'idea creduta da certi gruppi che non sono sotto l'obbligo di ubbidire le leggi etiche o morali come presentate delle autorità religiose. L'Antinomianismo è l'antitesi del Legalismo, che è la nozione che l'ubbidienza ad un codice religioso e necessaria per la salvezza. Il termine è divenuto un termina di contesa fra opposte autorità religiose.  Però pochi gruppi o sette si definiscono apertamente come 'antinomiane', ma il termine è spesso livellato da certe sette contro altre sette.

I Romani Cattolici (in particolare) spesso accusano i Protestanti di antinomianismo, basato in parte sulla particole dottrina Protestante di sola fide, cioè salvezza per sola fede (Efe 2:8-9; Gia 2:24), e il rigetto dei Protestanti dell'elaborata liturgia della chiesa Romana e il loro corpo di leggi canoniche. E' interessante notare che dentro il Cattolicesimo Romano, Blaise Pascal (il famoso matematico) accusava i Gesuiti di Antinomianismo nelle sue 'Lettres Provinciales', accusando i Gesuiti di minare i principi morali. 

Ecco un esempio degli anatema emessi nella sesta sessione del Concilio Ecumenico di Trento, questi canoni essendo ancora validi oggi:
Sacrosanto Concilio Tridentino
Sessione VI - 13 gennaio 1547

Alcuni Canoni anatemi contro i vari errori di dottrina avanzati dai Riformatori sulla Giustificazione: 

Canone 19: Chi afferma che nel Vangelo non si comanda altro, fuorché la fede, che le altre cose sono indifferenti, né comandate, né proibite, ma libere; o che i dieci comandamenti non hanno nulla a che vedere coi cristiani: sia anàtema.

Canone 20: Se qualcuno afferma che l’uomo giustificato e perfetto quanto si voglia non è tenuto ad osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa, ma solo a credere, come se il Vangelo non fosse altro che una semplice e assoluta promessa della vita eterna, non condizionata all’osservanza dei comandamenti: sia anàtema.

Canone 21: Se qualcuno afferma che Gesú Cristo è stato dato agli uomini da Dio come redentore, in cui confidare e non anche come legislatore, cui obbedire: sia anàtema.

Canone 27: Se qualcuno afferma che non vi è peccato mortale, se non quello della mancanza di fede, o che la grazia, una volta ricevuta, non può essere perduta con nessun altro peccato, per quanto grave ed enorme, salvo quello della mancanza di fede: sia anàtema.

A noi sembra che ci sia qua un voluto malinteso dato che in NESSUN MODO i Riformatori negano la Legge di Dio, perché altrimenti su che fondazione potrebbe Dio condannare i miscredenti e Graziare i credenti, se non c'è Legge.  Se non c'è Legge, allora non c'è nemmeno peccato, dato che il peccato è conosciuto attraverso la Legge (1Gi 3:4), e perciò non c'è condanna.  Se non c'è Legge, allora nemmeno peccato e perciò che bisogno c'è di Grazia?  Nessuno. 

La Legge è assolutamente necessaria per la Giustizia di Dio e per la Sua Grazia.  Per adempiere la Sua Giustizia perché altrimenti su che base Dio potrebbe condannare il peccato, egli essendo Giusto? E su che base Egli potrebbe concedere la Grazia dato che senza la Legge non c'è peccato (Rom 5:13)? In tal caso non farebbe nessun senso. Lodiamo Dio nel più altissimo per la Sua Misericordia, perché noi credenti non siamo sotto la diretta maledizione della Legge (ancora attiva) ma noi siamo protetti e completamente Giustificati da Gesù Cristo che è la nostra Grazia, la nostra Giustizia e la nostra Pace con Dio: “Giustificati dunque per fede abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore,” (Rom 5:1) Un grande Amen a questo, AMEN.

E senza la Legge come potremmo venire a Cristo perché la Legge è il nostro educatore che ci porta alla salvezza in Gesù Cristo: “Cosí la legge è stata nostro precettore per portarci a Cristo, affinché fossimo giustificati per mezzo della fede.” (Gal 3:24)

Si! dobbiamo vivere la Legge, MA NON nel senso che nel mantenerla siamo salvati, perché nessuno è bravo abbastanza di soddisfarla e se falliamo in un solo comandamento li abbiamo falliti tutti: “Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti.” (Gia 2:10) Noi dobbiamo tenere la Legge (assistiti dallo Spirito Santo) nel senso di fare lavori buoni che il nostro Signore ha preparato per noi prima che il tempo fosse: “Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesú per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo.” (Efe 2:10)

Concludiamo che la Legge non è passata, dato che è parte integrale del lavoro eterno di Dio e che Gesù venne per compiere i requisiti della Legge per il beneficio dei Suoi per il quale siamo: Chiamati, Giustificati, Santificati e Salvati: “29 ¶ Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati. 31 ¶ Che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (Rom 8:29-31)

Gli eletti di Dio sono Giustificati o dichiarati Giustificati Giuridicamente come decretato da Dio. Essi sono richiesti di tenere la legge (ancora in forza Mat 5:18) ma NON nel senso di essere salvati per Essa, dato che la Legge salva nessuno (Rom 3:28), ma in obbedienza a Dio avendo, attraverso la rigenerazione, i Suoi comandamenti scritti nei loro cuori e menti (Ebr 10:16).