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Può il Credente Peccare?

aymon de albatrus

“Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme di Dio dimora in lui e non può peccare perché è nato da Dio.” (1Gi 3:9)

“Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.” (1Gi 1:8)

“Questa parola è sicura e degna di essere pienamente accettata, che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.” (1Ti 1:15)

“ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Io rendo grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Io stesso dunque con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.” (Rom 7:23-25)

“Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto.” (1Gi 2:1)


C'è una scuola di pensiero nei circoli Cristiani che interpreta 1Gi 3:9 come significasse che una persona nata di nuovo non può commettere peccato. Questa posizione è conosciuta come Antinomianismo, cioè la Legge di Dio non è applicabile contro questa persona perché qualsiasi cosa che egli fa non è peccato per lui. La definizione del vocabolario del pensiero Antinomiano è: "Uno che sostiene che sotto la dispensa della Grazia la legge morale non ha obbligazione o applicazione perché la sola Fede è necessaria per la Salvezza."  A me sembra che questa fantasiosa interpretazione è invece una grossolana scusa per eccitare al peccato.

Ma vediamo sopra in 1Ti 1:15 che Paolo si considerava il capo dei peccatori, e questo quando era nella sua vecchiaia, attorno a AD 64, ben dopo 30 anni dalla sua conversione. Anche in Romani Paolo si lamenta dei suoi peccati in circa AD 57, intorno a 27 anni dopo conversione.  Adesso se un uomo santo come Paolo che ha scritto una grande porzione del Nuovo Testamento testimonia apertamente del peccato nella sua vita dopo la conversione, può chiunque onestamente dire che non ha peccato nella sua vita e che non pecca più?  Sicuramente NO.

Sappiamo di sicuro che la Bibbia non si contraddice con se stessa (perché se lo facesse allora non sarebbe più la Parola di Dio), perciò il significato di 1Gi 3:9 deve essere congruo con il resto della Parola di Dio anche se superficialmente appare in contraddizione con 1Gi 1:8 e bisogna notare che tutte e due i versetti sono stati scritti dallo stesso uomo a nello stesso libro, e sicuramente Giovanni non era schizofrenico.

e non può peccare,  Che non è da comprendersi semplicemente come se lui non potesse commettere peccato affatto, perché questo contraddirebbe quello che L'Apostolo ha detto in 1Gi 1:8 e confermato in 1Gi 2:1. Ma è ovvio che l'Apostolo intende con queste due espressioni la stessa cosa.  Egli non può peccare nel senso che non può immischiarsi in conosciuti grossolani maliziosi peccati come fece Caino (1Gi 3:12) in puro odio. Il senso qua è che non può commettere tali atti abitualmente e decisamente non può commettere il peccato che porta alla morte (1Gi 5:16). 

Tale persona non fa attività e business di essere in peccato costante; egli non vive e cammina continuamente nel peccato o si da ad esso giornalmente, questo non è il corso continuo della sua vita. Certamente egli non è libero da atti di peccato nella sua vita terrena, ma non pecca come se fosse servo del peccato, schiavo ad esso o di continuare nello stesso.

Questo significa che una persona nata di nuovo ha la capacità di peccare, perché ogni agente morale la ha, e nemmeno significa che un vero Cristiano non pecca mai, infatti noi sbagliamo in pensiero, parole, o fatti perché nessuno può mantenere seriamente che è senza peccato. Ma significa che in qualche modo c'è una certezza di un freno interno che trattiene chi è nato da Dio di essere caratteristicamente e abitualmente un peccatore, e che non peccherà fino al senso di perdere la vera religione ed di essere numerato fra i trasgressori. Tale persona non sarà persa o perirà perché è nata da Dio.

L'Apostolo qui non dice che il vero Cristiano può essere allontanato e diventare di nuovo un peccatore senza speranza perché ha commesso peccato dopo la conversione, perché se questo fosse il caso allora perché Gesù intercede per lui continuamente? “per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro.” (Ebr 7:25). Se non peccasse più dopo la conversione allora il credente sarebbe santo e perfetto senza bisogno di un intercessore (1Ti 2:5).

Ogni peccatore redento è l'opera del Signore ed Egli è ben capace di portare il Suo lavoro a termine e niente ci può separare dall'amore di Dio in Cristo Gesù, nemmeno noi stessi (Efe 2:10; Ebr 12:2; Rom 8:38-39).

Il versetto in questione non significa che è impossibile per un credente di fare atti di peccato o che è possibile per lui di vivere la vita senza peccato; le parole qui non sono da intendersi come nel senso di quelli che reclamano la perfezione per loro stessi in questa vita. Anche se i santi hanno adesso la perfezione in Cristo, tuttavia in loro stessi essi non sono ancora impeccabili. I santi sulla terra non sono ancora completamente liberi dal peccato, e nemmeno dall'agire in esso, il peccato è ancora in loro (vedi Paolo sopra). Il peccato vive e soggiorna in loro, li intralcia nei loro lavori buoni e fa tutti i guai che può per rendere la loro vita difficile.

Non è che i peccati dei credenti non sono peccati, anche se questi peccati sono stati perdonati, espiati e giustificati per loro da Gesù visto che Egli pagò per tutti i peccati dei Suoi Eletti, Passati, Presenti e Futuri - ma non cessano di essere peccati perché sono ugualmente contrari alla natura, volere e la Legge di Dio come tutti i peccati degli altri. E spesso sono accompagnati da punizione più aggravata che Dio in modo paterno dispensa a loro perché sono i Suoi figli diletti e non bastardi: “perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce». Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli.” (Ebr 12:6-8)

Una persona veramente rigenerata non commetterà mai peccati grossolani come: negare che Cristo sia il Salvatore dei peccatori e l'unico sacrificio per il peccato, che abbia odio verso i fratelli Cristiani e persino peccare il peccato alla morte o il peccato imperdonabile. Il santo nato di nuovo non vivrà in un corso di peccare continuamente con piacere e senza riluttanza e giacere in esso come tutto il mondo fa; ma egli è in continuo pentimento per i suoi peccati come Dio concede l'incremento (Att 11:18).

Tuttavia, anche se il condono del peccato copre la peccaminosità del peccato, le sue conseguenze nella carne rimangono. Dio perdona il peccato sotto pentimento ma gli effetti del peccato continuano nella carne. Per esempio vediamo che il re Davide commise il peccato d'adulterio in modo veramente vile (fra i tanti altri suoi peccati) ma eventualmente Dio lo perdonò (con suo pentimento) e sicuramente Davide è in Paradiso con il Signore, ma la spada da quel momento non lasciò il suo fianco: suo figlio del'adulterio morì, suo figlio Absalom si ribellò contro di lui e inoltre commise adulterio con diverse mogli di Davide davanti a tutti.  Da quel momento Davide ebbe tutti i guai possibili, finché poi morì, ma con tutto ciò Dio dice questo di Davide: “Poi Dio lo rimosse e suscitò loro come re, Davide, a cui rese testimonianza, dicendo: "Io trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore, il quale eseguirà tutti i miei voleri".” (Att 13:22 )

Santo Mosè doveva solo parlare alla roccia per l'acqua (quella Roccia era Cristo 1Co 10:4), ma egli in rabbia la colpì invece che fece dispiacere al Signore. Sotto pentimento Dio perdonò Mosè ma la conseguenza del suo peccato risultò che l'entrata nella Terra Promessa gli fu vietata (Num 20:8-12). Tuttavia Dio lo ammise nei Cieli con lo stesso onore di Elia nella presenza del Signore (Mat 17:2-3) e forse persino egli fu trasferito in Paradiso perché il suo corpo non fu mai trovato.

Un'altro esempio anche nel naturale: se un uomo commette un crimine degno della morte ed è così condannato ma poi si pente, è la pena di morte revocata? NO, la pena viene portata a termine nella carne, ma la sua anima è salvata.

I peccati sono perdonati sotto pentimento come dice il Signore (Luc 17:4), ma le conseguenze del peccato continuano nella carne, specialmente nei credenti, anche se essi glorificano Dio per la Sua munificenza nel perdonare.

perché è nato da Dio, o generato da Dio; Dio ha dato al credente una nuova nascita (Gio 3:3), la vera vita spirituale, e quella vita non potrà mai essere estinta. Il credente è nato da Dio o quello che è nato in lui da Dio, il nuovo uomo o la nuova creatura non può peccare perché è pura e santa, e nemmeno qualsiasi cosa peccaminosa ne può uscire perché è il lavoro dello Spirito di Dio e piacevole alla Sua vista (Efe 2:10). Anche se il lavoro è ancora imperfetto nel credente, non è impuro, la ragione dell'impeccabilità del rigenerato peccatore è nel fatto che è nato da Dio e perciò quello che è nato da Dio, sotto l'influenza dello Spirito, potere e grazia di Dio, lo preserva dalle tentazioni di Satana, dagli inquinamenti del mondo e dalla corruzione del proprio cuore. Nota come 1Gi 5:18 fornisce un considerabile argomento per la preservazione dei santi.  AMEN

Consideriamo adesso l'umile ammissione di Paolo: "sono il primo peccatore". Dopo la sua conversione egli non cercò mai di minimizzare la sua condotta o di scusare se stesso. Egli era sempre pronto, in qualsiasi circolo o posto, ad ammettere in pieno il fatto che egli era un peccatore. Egli era così profondamente convinto di questa verità che portava con sé che per lui era una costante impressione di essere eminentemente immeritevole e perciò non dice soltanto di essere un peccatore del peggior aggravato carattere, ma parla di qualcosa che sempre appartiene a lui. Da questo racimoliamo:

  • un vero Cristiano è sempre pronto ad ammettere che la sua vita è stata sempre malvagia,
  • questa è una costante convinzione dell'anima rigenerata che ancora pecca, e
  • l'ammettere che ancora pecchiamo non è in contrasto con l'evidenza di salvezza, con un cuore umile e rotto davanti Dio.  Il più eminente Cristiano ha il più profondo senso della depravazione del suo cuore e della malvagità della sua vita passata.

Ad ogni vero credente i suoi peccati appaiono sempre, finché vive su questa terra, più grandi di quelli degli altri anche se non li può conoscere come conosce i suoi. Per Paolo i suoi peccati erano così grandi che in profondo dolore esternò: ""sono il primo peccatore" e così noi stessi dobbiamo onestamente ripetere lo stesso. Nel dire quello Paolo portava grande gloria a Dio perché in effetti diceva: "essendo stato un gran peccatore come sono stato e sono, nonostante ciò ho ricevuto così grande misericordia dal Dio della Grazia" (1Co 15:10; Efe 3:8). Quale grande Salvatore abbiamo nel nostro Dio.

In Romani sopra vediamo Paolo che si rappresenta come se fosse in guerra ed essendo soprafatto e preso come un riluttante prigioniero della malvagità del suo cuore. L'espressione è forte, e denota profonde corrotte tendenze, come in ognuno di noi. E' un linguaggio veritiero che tutti i sinceri Cristiani possono identificarsi, come espressione di quel doloroso e spesso disastroso conflitto nel petto quando essi contendono contro la nativa disposizione dei loro cuori, anche se sono credenti.

che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra, Paolo qui confessa che il peccato lo tira e lo incita alla commissione del peccato, contro il suo volere e consenso. Egli prosegue fortemente il punto che la carne fa non solo guerra nel rigenerato, ma spesso lo sconfigge ed ha purtroppo successo come egli testimonia in Rom 7:15.  Ovviamente Paolo attesta che il credente può e commette peccato anche dopo la rigenerazione e non è senza peccato come gli Antinomiani vogliono farci credere.

Ma nella sua disperazione Paolo vede la via d'uscita da quel corpo di morte ed è il nostro meraviglioso Salvatore Gesù Cristo Mat 1:21.

Non c'è condanna finale sotto il Vangelo di Gesù Cristo. L'intento del Vangelo è quello di liberare il Suo popolo dalla sentenza di condanna a morte della Legge.  L'annuncio glorioso del Vangelo è che attraverso Esso gli uomini rovinati sono liberati dalla paurosa e terribile condanna all'Inferno.

I veri credenti non sono semplici professori in Cristo, che possono anche essere perduti e dannati. Ma essi sono stati veramente piantati in Cristo, essendo loro eletti da Dio per essere uniti in Cristo dall'eternità all'eternità, essendo stati amati da Lui con un eterno amore e scelti in Lui prima della fondazione del mondo Efe 1:4, congiunti a Lui come membri del Suo Regno, reputati in Lui nel patto di Grazia. Essendo in Lui essi sono al sicuro da ogni condanna, essi sono adesso creature nuove, passati dalla morte alla vita 2Co 5:17, e perciò hanno la garanzia del sacrificio di Cristo e non entreranno mai in condanna Rom 8:1. Quindi essi non saranno mai persi come promette il nostro Signore: “e ciò affinché si adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato»,” (Gio 18:9)

Lode sia al nostro Dio meraviglioso che non ci lascia in profonda disperazione perché in Lui è sempre: “Poiché tutte le promesse di Dio hanno in lui il «sí» e «l’amen», alla gloria di Dio per mezzo di noi.” (2Co 1:20)

Vediamo che dopo l'Apostolo Giovanni rivela il perdono di Dio per la Sua Gloria: “Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto.” (1Gi 2:1). E a chi indirizza questa espressione di tenero affetto "Figlioletti miei"? Ai credenti, naturalmente, specialmente a quelli che hanno peccato dopo la conversione. 

vi scrivo queste cose  L'Apostolo si riferisce alle cose che ha appena scritto e che loro non devono abusare in dare licenza al peccato ma, al contrario, "in ordine che non pecchiate per niente" e che essi camminino nella luce 1Gi 1:5,7. E nel caso peccassero il primo passo è la confessione dei peccati per ricevere il perdono di Cristo 1Gi 1:9 che ci rende liberi dal Peccato. Dobbiamo pentirci dei nostri peccati e abbandonarli 1Gi 2:1 il più possibile come Dio concede la forza di farlo Att 11:18.

L'Apostolo continua con: se pure qualcuno ha peccato (questo ammette la possibilità di peccare dopo la conversione dato che l'epistola era indirizzata ai credenti) mentre ripugna e condanna il suo peccato non abbia paura ad andare subito da Dio, il giudice, confessando i suoi peccati con un cuore rotto perché: "abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto" che capisce le nostre debolezze. Giovanni qui parla dei peccati occasionali di infermità del credente attraverso la malizia e fraudolenza di Satana: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione, poiché lo spirito è pronto ma la carne è debole».” (Mat 26:41)

abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto  Il Nostro Avvocato sono Cristo e lo Spirito Santo 'il Paraclete e Consolatore' (Ebr 7:25; Rom 8:26,27) che concedono, solo ai figli di Dio e non al mondo: giustificazione, santificazione, intercessione continua e pace. Il patrocinio di Cristo è inseparabile dal conforto dello Spirito Santo e il Suo lavoro in noi, come lo Spirito di intercessione prega per noi.

Il nostro Avvocato Cristo non è un semplice supplicante perché Egli patrocina per noi sulla base della Sua rettitudine e giustizia. Anche se Lui non può dire nulla di buono su di noi, Egli può dire molto per noi basato sulla Sua rettitudine e obbedienza alla Legge, e avendo pagato in pieno la penalità per noi, il Suo reclamo ha terreno santo per la nostra assoluzione. Il Padre nel far risorgere Gesù dai morti, e mettendolo alla Sua destra, ha una volta per tutte accettato il reclamo di Cristo per noi. Perciò le accuse del nemico delle nostre anime sono vane e noi siamo stati liberati da tutti i peccati attraverso il Suo Santo sangue. Gloria a Dio nel più alto, AMEN e AMEN.

In conclusione vediamo che il credente Nato di Nuovo può e infatti pecca, egli non è ancora completamente libero dal peccato su questa terra, ma il nostro grande Dio nella Sua misericordia concede sia il Pentimento come il Perdono e  la Pace interiore, per portare a casa (puri e santi e perfetti) i poveri Cristiani combattenti, e questo solo per la Sua meravigliosa Grazia Efe 2:8. Soli Deo Gloria.