home politica dottrina contatto info libri links mappa sito
articoli simili
stampa email salva salva pdf
Ordine Chiesa
Anziani
Diaconi
Donne
Uomini
Teologia
Amore
Arbitrio
Creazione
Dio
Escatologia
Evangelismo
Eterodossie
Il Male
La Legge
Peccato
Predestinazione
Riformata
Timore
Sacramenti
Soteriologia
Sovranità
Credi
Ispirazione
Riformati
Storici
Universalismo
Parole
Versetti
Festività
Dicembre 25
Pasqua
Personale
Vivere
Modestia
Morte
Preghiera
Responsabilità'
Tempi Nostri
Il Regno
Potpourri
Aborto
Date
Democrazia
Evangelizzare
Paganesimo
Passaggi
Sermoni
Volantini
Copyright
Emails
Home

Sovranità di Dio e Libero Arbitrio

A W Pink

“poiché Dio è colui che opera in voi il volere e l’operare, per il suo beneplacito.” (Fil 2:13 )


1. LA NATURA DELLA VOLONTÀ UMANA

2. LA SCHIAVITÙ DELLA VOLONTÀ UMANA

3. L'IMPOTENZA DELLA VOLONTÀ UMANA

Per quanto riguarda la natura ed il potere di volontà dell'uomo caduto, la più grande confusione prevale oggi e le opinioni più erronee sono credute, anche da molti dei figli di Dio. L'idea popolare che adesso prevale, e che è insegnata dalla grande maggioranza dei pulpiti, è che l'uomo ha "libera volontà," e che la salvezza viene al peccatore attraverso il suo cooperare con lo Santo Spirito. Negare la "libera volontà, o "libero arbitrio" dell'uomo, cioè il suo potere di scegliere ciò che è buono, la sua capacità nativa di accettare Cristo; è ricevere disapprovazione subito, anche davanti a quelli che professano di essere ortodossi. Ma la Scrittura dice enfaticamente, “Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.” (Rom 9:16) Chi dobbiamo credere: Dio, o i predicatori? 

Ma qualcuno risponde: "Non disse Giosuè ad Israele:  “E se vi pare cattiva cosa servire l’Eterno, scegliete oggi chi volete servire,  Si lo disse, ma completiamo il versetto  o gli dei che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dei degli Amorei, nel cui paese voi abitate; quanto a me e alla mia casa, serviremo l’Eterno».” (Giosu?iosu? 24:15 )  Ma perché mettere Scrittura contro Scrittura?  La Parola di Dio non si contraddice mai e la Parola espressamente dice: “Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio.” (Rom 3:11 Non disse Cristo agli uomini dei suoi giorni: “Ma voi non volete venire a me per avere la vita.” (Gio 5:40)?  Si, ma qualcuno andò da Lui, qualcuno lo ricevette.  Vero e chi erano questi?:  “ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio.” (Gio 1:12-13)  

Ma non ha la Scrittura il principio di: "Chiunque vuole può venire"? Si ce l'ha, ma questo significa che tutti hanno la volontà per venire? Cosa dire di quelli che non verranno? "Chiunque vuole può venire" non implica di più che l'uomo caduto ha il potere in sé stesso di venire, che «Stendi la tua mano!» implica che quell'uomo dalla mano secca aveva l'abilità (in se) di accondiscendere.  In  se e di se stesso l'uomo naturale ha il potere di rigettare Cristo: ma in se e di se stesso non ha il potere di ricevere Cristo.  E perché? Perché ha una mente che è "ostile contro di Lui" (Rom 8:7); perché ha un cuore che Lo odia (Gio 15:18). L'uomo sceglie ciò che è secondo la sua natura, e quindi prima di scegliere quello che è divino e spirituale, una natura nuova deve essere impartita a lui; in altre parole, deve essere 'nato di nuovo'.

Può essere chiesto: 'ma lo Santo Spirito non prevale sull'ostilità dell'uomo e odio quando convince il peccatore dei suoi peccati e del suo bisogno di Cristo; e lo Spirito di Dio non produce tale convinzione in tanti che periscono?' Tale linguaggio tradisce confusione di pensiero: se tali ostilità dell'uomo fossero realmente "prevalse" lui verrebbe prontamente a Cristo; il fatto che non viene al Salvatore, dimostra che la sua ostilità non è stata prevalsa. Ma che molti sono, attraverso la predica della Parola, persuasi dallo Santo Spirito, che però tuttavia muoiono nell'incredulità, è solennemente vero. Ancora c'è il fatto che non deve essere perso di vista, ed è che lo Spirito Santo fa qualcosa di più in ognuno degli eletti di Dio che Egli fa nei non eletti: “poiché Dio è colui che opera in voi il volere e l’operare, per il suo beneplacito.” Fil 2:13)

Alla risposta che abbiamo detto sopra gli Arminiani risponderebbero: 'No; il lavoro dello Spirito di convinzione è lo stesso sia nel convertito che nel non convertito. Quello che distingue una classe dall'altra è che la precedente cede al Suo sforzo, mentre l'ultimo lo resiste'. Ma se questo fosse il caso il Cristiano  farebbe la "differenza",  mentre la Scrittura attribuisce il "differire" a Dio è che discrimina la grazia (1Co 4:7). Ancora; se tale fosse il caso, allora il Cristiano avrebbe causa per vantarsi e di glorificarsi sulla sua cooperazione con lo Spirito;  ma questo contraddirebbe nettamente: “Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio,” (Efe 2:8)

Facciamo appello all'esperienza reale del lettore Cristiano. Non c'era forse un tempo (possa il ricordo di questo farci inchinare giù nella polvere!) quando eravamo riluttanti a venire a Cristo.  Si, c'era. Da allora siamo venuti a Lui. Siamo preparati adesso a dargli tutta la gloria per questo (Sal 115:1)? Non riconosciamo che siamo venuti a Cristo perché lo Spirito Santo ci ha portato dalla riluttanza alla compiacenza? Lo ammettiamo. Allora questo non è un fatto evidente che lo Spirito Santo non ha fatto in molti altri ciò che ha fatto negli eletti? Concesso che molti altri hanno sentito il Vangelo, ed è stato mostrato il loro bisogno di Cristo;  tuttavia sono ancora riluttanti a venire a Lui. Perciò ha lavorato più in voi che in loro. Voi rispondete:  'Mi ricordo bene il tempo quando la Grande Questione è stato presentata a me, e la mia coscienza testimonia che la mia volontà agì e che cedetti alla chiamata di Cristo su di me'. Completamente vero! Ma prima che lei "cedette" lo Spirito Santo ha prevalso sull'ostilità nativa della sua mente contro Dio, e questa "ostilità" Egli non prevale in tutti. Dovrebbe essere detto, "Ciò è perché sono riluttanti per la loro ostilità ad essere sopraffatta". Ah, ma nessuno è così "disposto" finché Egli applica il Suo potere onnipotente e lavorato un miracolo di grazia nel cuore.

Ma domandiamo adesso, Cosa è la Volontà umana? È un determinate agente  di se  stesso, o è, alternativamente, determinato da qualcosa altro? Esso è sovrano o servitore? La volontà è superiore a ogni altra facoltà del nostro essere in modo che li governa, o è mossa dai loro impulsi e soggetta al loro piacere? La volontà governa la mente, o la mente controlla la volontà? La volontà è libera di fare come le piace, o è soggetta alla necessità di rendere obbedienza a qualcosa esterno di sé?  La volontà si regge a parte delle altri grandi facoltà o poteri dell'anima, un uomo dentro un uomo, che può rovesciare l'uomo e dividerlo in segmenti, come un biscia di vetro si rompe in pezzi? O la volontà è collegata con le altre facoltà come la coda del serpente è col suo corpo, e anche con la sua testa, in modo che dove la testa va, la creatura intera va, e come un uomo pensa nel suo cuore, così lui è? Prima pensa, poi il cuore (desiderio o avversione); e poi azione. È questo il modo,  è il cane che scrolla la coda o la cosa stessa? O, è la volontà, la coda, che scrolla il cane? La volontà èlal prima e principale cosa nell'uomo, o è essa l'ultimo cosa? E la volontà la prima e la maggiore cosa nell'uomo o è l'ultima - da essere tenuta subalterna, e nel suo posto sotto le altre facoltà? e, è la vera filosofia di azione morale ed il suo processo quello di: “E la donna vide che l’albero era buono da mangiare, (percezione di senso, intelligente) che era piacevole agli occhi (affetto) e che l’albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò (la volontà) e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò.” (Gen 3:6) Queste sono delle domande di più di interesse accademico. Sono di importanza pratica. Crediamo che non andiamo troppo lontano quando affermiamo che la risposta a queste domande è uno dei test fondamentali di sana dottrina.

1. LA NATURA DELLA VOLONTÀ UMANA
Cosa è la Volontà? Rispondiamo, la volontà è la facoltà di scelta, la causa immediata di tutte le azioni. La scelta implica necessariamente il rifiuto di una cosa e l'accettazione di un altra. Il positivo ed il negativo devono entrambi essere presenti alla mente prima che ci possa essere un scelta.  In ogni atto della volontà c'è una preferenza - Il desiderio di una cosa piuttosto di un'altra. Dove non c'è preferenza, ma completa indifferenza, non c'è volontà. Per fare è scegliere, e scegliere è decidere tra le alternative. Volere è scegliere, e scegliere è decidere fra due o più alternative. Ma c'è qualcosa che influenza la scelta; qualcosa che influenza la decisione. Di conseguenza la volontà non può essere sovrana perché è la serva di qualcosa. Non può essere sia la causa come l'effetto.  La volontà non è causativa, perché, come abbiamo detto, qualcosa la causa di scegliere; quindi quel qualcosa deve essere l'agente causativo. La scelta è influenzata da certe considerazioni, è determinata da varie influenze sull'individuo stesso; perciò, la volontà è l'effetto di queste considerazioni e queste influenze, e se l'effetto, deve essere il loro servitore; e se la volontà è il loro servitore allora non è il sovrano, e se la volontà non è il sovrano, non possiamo affermare certamente la "libertà" assoluta di essa. Gli atti della volontà non possono avverarsi da se stessi - a dire che lo possono, è postulare un effetto di non causa. 'Ex nihilo nihil fit' - 'niente non può produrre qualcosa'.

In tutte le età, comunque, ci sono stati quelli che hanno conteso per la libertà assoluta o la sovranità della volontà umana. Gli uomini discutono che la volontà possiede un potere determinante da se stessa. Per esempio, dicono che, posso girare i miei occhi su o giù; la mente è completamente indifferente a quello che farò; il volere dovrà decidere. Ma questo è una contraddizione nei termini. Questo caso suppone che io scelgo una cosa in preferenza di un'altra mentre sono in uno stato di completa indifferenza. Manifestamente, entrambi non possono essere veri. Ma può essere risposto che la mente era completamente indifferente finché è venuta ad avere una preferenza. Esattamente; ed a quel tempo la volontà era anche quiescente! Ma al momento che l'indifferenza svanì, la scelta fu fatta, ed il fatto che quell'indifferenza ha dato luogo alla preferenza, rovescia l'argomento che la volontà è capace di scegliere tra due cose uguali. Come abbiamo detto, la scelta implica l'accettazione di un'alternativa ed il rigetto dell'altra o delle altre.

Quello che determina la volontà è quello che causa essa per scegliere. Se la volontà è determinata, ci deve essere un determinante. Che cosa è che determina la volontà? Rispondiamo, il potere più forte che pressa su di essa. Quale è questo potere di motivazione, varia nei casi diversi. Con uno può essere la logica di ragione, con un altro la voce di coscienza, con un altro l'impulso delle emozioni, con un altro il bisbiglio del maligno, con un altro il potere dello Spirito Santo; chiunque di questi presenta il potere di motivo più forte ed esercita la più grande influenza sull'individuo stesso, è quello che costringe la volontà per agire. In altre parole , l'azione della volontà è determinato dalla condizione di mente (che alternativamente è influenzata dal mondo, la carne, ed il Diavolo, come pure da Dio), che ha il più grande grado di tendenza di eccitare la volontà. Per illustrare quello che abbiamo appena detto, analizziamo un esempio semplice:

Una certa Domenica un nostro amico soffriva da un mal di testa severo. Era ansioso di visitare i malati, ma temeva che se lo avesse fatto la sua condizione sarebbe divenuta peggiore, e di conseguenza, sarebbe stato incapace di predicare il Vangelo quella sera. Aveva due alternative: visitare i malati quel pomeriggio e rischiare di ammalarsi lui stesso, o, riposare quel pomeriggio (e visitare i malati l'indomani), e alzarsi probabilmente rinfrescato per il servizio della sera. Adesso che cosa fece decidere al nostro amico di scegliere tra queste due alternative? La volontà? Niente affatto. Vero, alla fine, la volontà fece la scelta, ma la volontà fu mossa a fare la scelta. Nel caso sopra certe considerazioni presentavano forti motivi per scegliere le due alternativa; questi motivi furono bilanciati l'un contro l'altro dall'individuo stesso, cioè, il suo cuore e mente, e l'alternativa col più forte supporto di motivi, la decisione fu formata in accordo a questi fattori, poi la volontà agi.  Da una parte, il nostro amico si sentiva spinto da un senso di dovere a visitare i malati; la compassione lo motivava, e perciò un forte motivo fu presentato alla sua mente.  Dall'altra parte il suo giudizio gli ricordava che stava male e che aveva urgente bisogno di riposarsi e che se avesse visitato i malati quel pomeriggio la sua condizione sarebbe peggiorata, e questo non gli avrebbe permesso di predicare il vangelo quella sera.  Inoltre sapeva che il giorno dopo, il Signore permettendo, avrebbe potuto visitare i malati, le cose stando così egli concluse che era meglio riposarsi quel pomeriggio.  

Qui c'erano due alternative presentate al nostro fratello Cristiano: da un lato c'era un senso di dovere e la sua propria simpatia per i malati, sull'altro lato c'era un senso del suo proprio bisogno, più un interesse reale per la gloria di Dio, e che avrebbe dovuto presentare la predica del Vangelo quella sera. L'ultimo prevalse. Le considerazioni spirituali prevalsero sul suo senso di dovere. Una volta che la decisione fu fatta, la volontà agì di conseguenza, e si ritirò a riposarsi. Un'analisi del sopra mostra che la mente o la facoltà di ragionamento fu diretta dalle considerazioni spirituali e controllò la volontà. Quindi diciamo, che se la volontà è controllata, non è né sovrana, né libera, ma è il servitore della mente.

E' soltanto quando vediamo la vera natura della libertà e riconosciamo che il libero arbitrio è soggetto ai motivi che gli sono imposti che siamo capaci di discernere che non c'è conflitto fra le due dichiarazioni della Scrittura concernente il nostro benedetto Signore.  Leggiamo: “Allora Gesú fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.” (Mat 4:1)  ma ci è anche detto: “Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto; e rimase nel deserto quaranta giorni, tentato da Satana. Era con le fiere e gli angeli lo servivano.” (Mar 1:12-13 E' assolutamente impossibile armonizzare queste due dichiarazioni nel concetto Arminiano del volere. Ma veramente non ci sono difficoltà.  Che Cristo fu "sospinto" implica un motivo di forza o un potente impulso tale da non poter essere resistito o rifiutato: mentre "condotto" denota la sua volizione nell'andare.  Mettendoli assieme abbiamo che Egli fu spinto con una volontaria condiscendenza.  Così qui abbiamo la libertà del volere dell'uomo e la vittoriosa efficacia della grazia di Dio uniti assieme. Un peccatore può essere "tirato" e allo stesso tempo "venire" a Cristo, il "tirare" presenta a lui un motivo irresistibile, il "venire" significa la risposta del suo volere - come Cristo fu "sospinto/ tirato" e "condotto" dallo Spirito nel deserto.  

La filosofia umana insiste che è la volontà che governa l'uomo, ma la Parola di Dio insegna che è il cuore che è il centro dominante del nostro essere. Molte scritture potrebbero essere citate nella convalida di questo: “Custodisci il tuo cuore con ogni cura, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita.” (Pro 4:23)  “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, procedono pensieri malvagi, adulteri, fornicazioni, omicidi,” (Mar 7:21)  Qui il nostro Signore traccia questi atti peccaminosi e dichiara che la loro sorgente è "il cuore" e non la volontà.   Ancora: "Questo popolo si accosta a me con la bocca e mi onora con le labbra; ma il loro cuore è lontano da me.” (Mat 15:8) Se ulteriore prova fosse richiesta potremmo richiamare l'attenzione al fatto che la parola "cuore " è trovata nella Bibbia più di tre volte di spesso che la parola "volontà," anche se quasi la metà dei riferimenti a quest'ultima fa capo alla volontà di Dio!

Quando affermiamo che è il cuore e non la volontà che governa l'uomo, non ci sforziamo semplicemente sulle parole, ma insistiamo su una distinzione che è di importanza vitale. Qui c'è un individuo davanti al quale sono poste due alternative, quale sceglierà? Rispondiamo, quella che è più gradevole a lui, cioè, al suo "cuore " - il centro più intimo del suo essere. Davanti al peccatore è posto una vita di virtù e di pietà, ed una vita di indulgenza peccaminosa; quale seguirà? L'ultima. Perché? Perché questo è la sua scelta. Ma ciò prova la volontà è il sovrano? Niente affatto. Ritorniamo dall'effetto di causare. Perché il peccatore sceglie una vita di indulgenza peccaminosa? Perché la preferisce? e la preferisce, nonostante a tutte le discussioni al contrario, anche se, certo, non gli piace gli effetti di tale corso. E perché la preferisce? Perché il suo cuore è peccaminoso. Le stesse alternative, nello stesso modo, confrontano il Cristiano, ed egli sceglie e si sforza per una vita di pietà e di virtù. Perché? Perché Dio gli ha dato un cuore nuovo o una nuova natura. Quindi diciamo che non è la volontà che fa il peccatore impervio a tutti gli appelli di "abbandonare la sua via," ma il suo corrotto cuore malvagio. Egli non verrà a Cristo, perché non vuole, e non vuole perché il suo cuore lo odia e ama il peccato:  “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?” (Ger 17:9)

2. LA SCHIAVITÙ DELLA VOLONTÀ UMANA.  
In qualunque dissertazione che propone di trattare la volontà umana, le sue nature e funzioni, paragone dovrebbe essere dovuto alla volontà in tre uomini differenti,  cioè, il non caduto Adamo , il peccatore, ed il Signore Gesù. Nel non caduto Adamo la volontà era libera, libera nelle due direzioni, libera verso il bene e libera verso il male.  Adamo fu creato in uno stato di innocenza, ma non in uno stato di santità, come viene spesso asserito e supposto.  Il volere di Adamo era quindi in una condizione morale di equilibrio: come dire che in Adamo non c'erano limitazioni di predisposizione verso il bene o il male, e pertanto Adamo differenziava radicalmente dai suoi discendenti come "dall'uomo Gesù Cristo".   Ma il peccatore è altrimenti lontano assai. Il peccatore è nato con una volontà che non è in una condizione di equilibrio morale, perché c'è in lui un cuore che è "ingannevole sopra tutte le cose e disperatamente malvagio," e questo gli dà una inclinazione verso il malvagio. Il Signore Gesù era lontano diversamente: differendo anche lui radicalmente da il non caduto Adamo. Il Signore Gesù Cristo non poteva peccare perché era "il Santo di Dio." Prima che fosse nato in questo mondo fu detto a Maria: “E l’angelo, rispondendo, le disse: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà, pertanto il santo che nascerà da te sarà chiamato figlio di Dio.” (Luc 1:35)  Parlando rispettosamente, diciamo, che la volontà del Figlio dell'Uomo non era in una condizione di morale equilibrio, cioè di girare verso il buono o verso il malvagio. La volontà del Signore era inclinata sempre verso quello che è buono perché, di fianco col Suo essere senza peccato, santo e perfetta umanità, c'era la Sua eterna Divinità. Adesso in contro distinzione dalla volontà del Signore che era in uno stato inclinato verso il buono, e la volontà di Adamo che, prima della sua caduta era in una condizione di equilibrio morale - cioè capace di  di girare verso sia il buono come il malvagio - il peccatore è inclinato sempre verso il malvagio, e quindi è "libero" in una direzione solo, cioè, nella direzione del malvagio. La volontà del peccatore è schiava perché è in sottomissione e la serva del depravato cuore. 

In che cosa la libertà del peccatore consiste? Questa domanda è naturalmente suggerita da ciò che abbiamo appena detto sopra. Il peccatore è "libero" nel senso di non essere forzato dal di fuori di se stesso.   Dio non forza mai il peccatore a peccare. Ma il peccatore non è "libero" di fare sia il buono come il male, perché un cuore malvagio dentro lo inclina sempre verso il peccato. Illustriamo ciò che abbiamo in mente. Tengo nella mia mano un libro. Lo rilascio; cosa succede! Cade. In quale direzione? Giù; sempre giù. Perché? Perché, risponde alla legge di gravità, il suo proprio peso l'affonda. Supponiamo che desiderassi che il libro occupi una posizione tre piedi più alti, allora che? Lo devo sollevare; un potere esterno al libro lo deve alzare. Tale è il rapporto che uomo caduto sostiene verso Dio. Mentre il potere Divino lo sostiene, è conservato dal cadere sempre più profondamente nel peccato; lasciamo che quella forza sia ritirata, egli cade - il suo proprio peso (di peccato) lo trascina giù. Dio non lo spinge giù, non più di quello che ho fatto con il libro. Togliamo tutte le restrizioni divine  ed ogni uomo è capace di diventare, diventerebbe, un Caino, un Faraone, un Giuda. Allora come può un peccatore dirigersi verso il cielo? Da un atto della sua propria volontà? Non può. Un potere esterno da sé deve afferrarlo e sollevarlo ogni pollice della via. Il peccatore è libero, ma libero in una direzione soltanto - libero di cadere, libero di peccare. Come la Parola esprime: “Perché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi in rapporto alla giustizia.” (Rom 6:20)  Il peccatore è libero di fare come gli piace e vuole (eccetto come è limitato da Dio), ma il suo piacere è sempre nel peccare.

All'apertura del primo paragrafo in questo capitolo abbiamo insistito che una propria concezione della natura e funzione della volontà è di importanza pratica, anzi costituisce un test fondamentale di teologia ortodossa o di sana dottrina.  Desideriamo amplificare questa dichiarazione e di cercare di dimostrarne l'accuratezza. La libertà o la sottomissione della volontà era la linea che divideva Agustinianesimo e Pelagianismo, ed in tempi più recenti tra Calvinismo ed Arminianesimo. Ridotto ai termini semplici, questo significa, che la differenza coinvolge l'affermazione o il diniego della depravazione totale dell'uomo. Nel prendere il lato affermativo adesso consideriamo: 

3. L'IMPOTENZA DELLA VOLONTÀ UMANA.
E' dentro il potere della volontà dell'uomo per accettare o rigettare il Signore Gesù Cristo come il Salvatore? Concesso che il Vangelo è predicato al peccatore, che lo Spirito Santo lo dichiara colpevole della sua condizione persa, ma, nell'analisi finale, è dentro il potere della sua propria volontà di resistere o di cedere se stesso a Dio? La risposta a questa domanda definisce la nostra concezione di depravazione umana. Che l'uomo è una creatura caduta tutti i professanti Cristiani lo ammettono, ma quello che molti di loro significano con "caduto" è spesso difficile da determinare. L'impressione generale sembra essere che l'uomo è adesso mortale, che non è più nella condizione in cui lasciò le mani del suo Creatore, che è esposto alle malattie, che ha ereditato tendenze malvagie; ma, se si assume i suoi poteri al migliore modo della sua capacità, in qualche modo sarà finalmente felice. O, come è lontano questo pensiero dalla triste verità! Le debolezze, le malattie, anche la morte corporea, non sono che sciocchezze in confronto al morale e agli effetti spirituali della Caduta! È soltanto nel consultare le Sante Scritture che siamo in grado di ottenere qualche concezione dell'estensione di quella terribile calamità.

Quando diciamo che quell'uomo è totalmente depravato, significhiamo che l'entrata del peccato nella costituzione umana ha contaminato ogni parte ed ogni facoltà dell'essere umano. La depravazione totale significa che l'uomo è, nello spirito e nell'anima e nel corpo, lo schiavo del peccato e prigioniero del Diavolo : “nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza,” (Efe 2:2)   Questa dichiarazione non dovrebbe avere bisogno di essere discussa: è un fatto comune dell'esperienza  umana. L'uomo è incapace di realizzare le sue proprie aspirazioni e materializzare i propri ideali. Non è capace di fare le cose che vorrebbe. C'è un'inabilità morale che lo paralizza. Questa è la prova positiva che l'uomo non è libero, ma invece è lo schiavo del peccato e di Satana: “Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro; egli fu omicida fin dal principio e non è rimasto fermo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna.” (Gio 8:44Il Peccato è più di un atto o una serie di atti; è uno stato o una condizione: è quello che c'è dietro che produce gli atti. Il peccato ha penetrato e ha pervaso l'intero essere umano. Ha accecato il capire, ha corrotto il cuore ed ha alienato la mente da Dio. E la volontà non è scappata.  La volontà è sotto il dominio del peccato e di Satana. Quindi, la volontà non è libera. In breve, gli affetti umani amano come fanno e la volontà sceglie come fa, a causa dello stato del cuore, e perché il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato: “Non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio.” (Rom 3:11)  

Ripetiamo la nostra domanda: è dentro il potere della volontà del peccatore di cedere a Dio? Cerchiamo di dare una risposta nel fare alcune domande: può l'acqua (da sé) alzarsi sopra al suo livello? Può una cosa pulita uscire da una sporca? Può la volontà invertire la tensione e la tendenza della natura umana? Può quello che è sotto il dominio di peccato originare quello che è puro e santo? Manifestamente no. Se mai la volontà della caduta e depravata creatura che si muove verso Dio, deve essere prima sopraffatta da un potere Divino per contrastare l'influenza del peccato che la tira dall'altra parte.  Questo è soltanto un'altra maniera di dire: “Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.” (Gio 6:44). In altre parole, le persone di Dio devono essere fatte disponibili nel giorno del Suo potere (Sal 110:3). Come disse J. N.  Darby disse "Se Cristo è venuto per salvare quello che è perso, libera volontà non ha posto. Non è che Dio impedisce agli uomini a ricevere Cristo - lontano da questo. Ma anche quando Dio usa tutti gli stimoli possibili, tutti questi servono soltanto a dimostrare che all'uomo non interessa affatto, visto che il suo cuore è così corrotto, e così decide nella sua volontà di non sottomettersi a Dio (comunque molto di questo può essere il diavolo che lo incoraggia a peccare) che niente lo può indurre a ricevere il Signore, e di abbandonare il peccato. Se per le parole 'la libertà dell'uomo', si significa che nessuno lo forza a rigettare il Signore, questa libertà esiste completamente.  Ma se si dice che a causa del dominio del peccato, di cui è schiavo, e ciò volontariamente, non può evadere dalla sua condizione, e fare la scelta per il buono - anche mentre riconoscendo si essere buona a approvando -  allora egli non ha libertà alcuna.  Egli non è soggetto alla Legge, nemmeno lo può essere, perciò, quelli che sono nella carne non possono far piacere a Dio."

La volontà non è sovrana; essa è un servitore, perché influenzata e controllata dalle altre facoltà dell'uomo.  Il peccatore non è libero agente perché è schiavo del peccato - questo è stato chiaramente implicato nelle parole del nostro Signore: “Se dunque il Figlio vi farà liberi sarete veramente liberi».” (Gio 8:36)  L'uomo è un razionale essere e come tale è responsabile e deve rendere conto a Dio, ma affermare che egli è un libero agente morale è negare che egli è totalmente depravato -  cioè depravato nella volontà come in tutto il resto.  Perché la volontà dell'uomo è governata dalla sua mente e dal cuore, e perché questi sono viziati e corrotti dal peccato, allora segue che se mai l'uomo si girasse verso Dio, Dio stesso deve lavorare in lui: “poiché Dio è colui che opera in voi il volere e l’operare, per il suo beneplacito.” (Fil 2:13)  Il vanto dell'uomo di essere libero è in verità la "sottomissione alla corruzione"; egli non fa altro che 'servire diverse concupiscenze e piaceri'.  Un servitore profondamente insegnato di Dio disse: "l'uomo è impotente quanto lo è la sua volontà. Non ha volontà favorevole a Dio. Credo nella volontà libera; ma poi è solo libera per agire secondo la sua natura. Una colomba non ha volontà per mangiare la carogna; un corvo non ha volontà per mangiare il cibo pulito della colomba. Metti la natura della colomba nel corvo e mangerà il cibo della colomba. Satana non potrebbe avere volontà per la santità. Parliamo con riverenza, Dio non potrebbe avere volontà per il male. Il peccatore nella sua natura peccaminosa non potrebbe mai avere una volontà secondo Dio. Per questo deve essere nato di nuovo " (J. Denham Smith). Questo è precisamente quello che abbiamo conteso in tutto questo questo capitolo - la volontà è regolata dalla sua natura. 

Fra i "decreti" del Consiglio di Trento (1563), che è il temuto standard del Papato, noi troviamo il seguente (nei Canoni sulla Giustificazione): 

"Se qualcuno dice che il libero arbitrio dell’uomo, mosso ed eccitato da Dio, non coopera in nessun modo esprimendo il proprio assenso a Dio, che lo muove e lo prepara ad ottenere la grazia della giustificazione; e che egli non può dissentire, se lo vuole, ma come cosa senz’anima non opera in nessun modo e si comporta del tutto passivamente: sia anatema. "

"Se qualcuno afferma che il libero arbitrio dell’uomo dopo il peccato di Adamo è perduto ed estinto; o che esso è cosa di sola apparenza anzi nome senza contenuto e finalmente inganno introdotto nella chiesa da Satana: sia anatema."

Così, quelli che insistono oggi sulla libero volontà dell'uomo naturale credono precisamente quello che Roma insegna sul soggetto! Che i Cattolici Romani e gli Arminiani camminano mano in mano si può vedere da altri passaggi del Concilio di Trento: "Se qualcuno afferma che l’uomo rinato e giustificato è tenuto per fede a credere di essere certamente nel numero dei predestinati: (che 1Te 1:4-5 insegna palesemente AW P) sia anatema".  "Se qualcuno dice, con infallibile ed assoluta certezza, che egli avrà certamente il grande dono della perseveranza finale (che Gio 10:28:30 garantisce assolutamente AWP) - a meno che sia venuto a conoscere ciò per una rivelazione speciale -: sia anatema".

Per qualunque peccatore di essere salvato tre cose erano indispensabili: Dio  Padre aveva lo scopo della sua salvezza, Dio il Figlio doveva acquistarla, Dio lo Spirito doveva applicarla. Dio fa più di "proporla" a noi: se ci invitasse soltanto tutti noi saremmo persi. Questo è sorprendentemente illustrato nel Vecchio Testamento. Leggiamo “Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola dell’Eterno pronunciata per bocca di Geremia l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, perché facesse un editto per tutto il suo regno e lo mettesse per Iscritto dicendo: «Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, il DIO dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, che è in Giuda. Chi di voi appartiene al suo popolo? L’Eterno, il suo DIO, sia con lui, salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e ricostruisca la casa dell’Eterno, DIO d’Israele, il DIO che è in Gerusalemme.” (Eso 1:1-3 )  Tutti in Israele risposero entusiasticamente a questa offerta?  No, certamente. La maggioranza di loro furono contenti di rimanere nella terra del nemico. Soltanto una insignificante "rimanenza" si avvalse di questa offerta di misericordia!  E perché lo fecero? “Allora i capifamiglia di Giuda e Beniamino, i sacerdoti e i Leviti, assieme a tutti quelli ai quali DIO aveva destato lo spirito, si levarono per andare a ricostruire la casa dell’Eterno che è in Gerusalemme.” (Eso 1:5Similmente, Dio "desta lo spirito" nei Suoi eletti quando la chiamata efficace viene a loro, e non prima di allora loro hanno la propensione di rispondere alla Divina proclamazione. 

Il lavoro superficiale di molti degli evangelisti professionali degli ultimi cinquanta anni è largamente responsabile delle opinioni erronee adesso attuali sulla sottomissione dell'uomo naturale, incoraggiato dalla pigrizia di quelli nei banchi di chiesa nel loro fallimento a "provare tutte le cose" (1Te 5:21). Il pulpito  evangelico in media dà l'impressione che è interamente nel potere del peccatore se egli è o non sarà salvato. Viene detto: "Dio ha fatto la Sua parte, adesso l'uomo deve fare la sua." Ahimè, cosa può fare un uomo esanime, che è per natura "morto nei falli e nei peccati" (Efe 2:1)! Se questo fosse veramente creduto, ci sarebbe più dipendenza sullo Spirito Santo di entrare col Suo potere miracoloso, e meno fiducia nei nostri tentativi a "vincere gli uomini per Cristo." 

Quando i predicatori si rivolgono ai non salvati spesso presentano una analogia fra Dio che manda il vangelo al peccatore e un uomo malato a letto con le medicine sulla sua dispensa: tutto quello che deve fare è stendere la mano e prenderle. Ma per quest'illustrazione di essere in qualche modo vera all'immagine che la Scrittura ci dà del caduto e depravato peccatore, l'uomo malato a letto deve essere come descritto uno che è cieco (Efe 4:18) in modo che non può vedere la medicina, e la sua mano paralizzata (Rom 5:6) in modo che è incapace per raggiungere essa, ed il suo cuore privo di fiducia nella medicina ma ripieno di odio contro il dottore stesso (Gio 15:18). O che superficiali osservazioni sono oggigiorno intrattenute sulla situazione disperata dell'uomo! Cristo non venne per aiutare quelli che erano disposti ad aiutarsi, ma per fare per la sua gente quello che erano incapaci di fare per se stessi: “per aprire gli occhi dei ciechi, per fare uscire dal carcere i prigionieri e dalla prigione quelli che giacciono nelle tenebre.” (Isa 42:7)  

Adesso, in conclusione, anticipiamo ed eliminiamo le usuale e inevitabili obiezioni. Perché predicare il Vangelo se l'uomo è impotente di rispondere? Perché invitare il peccatore di venire a Cristo se il peccato lo ha così schiavizzato che egli non ha potere in sé per venire? Risposta: "noi non predichiamo il Vangelo perché crediamo che gli uomini sono liberi agenti morali e quindi capace di ricevere Cristo, ma lo predichiamo perché siamo comandati per fare così" (Mar 16:15); “Infatti il messaggio della croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio.” (1Co 1:18) -  “poiché la follia di Dio è più savia degli uomini e la debolezza di Dio più forte degli uomini.” (1Co 1:25) -  “Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati,” (Efe 2:1) e un uomo morto è completamente incapace di volere qualsiasi cosa perciò essi  “Quindi quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio.” (Rom 8:8)

Predicare il vangelo appare la più alta delle follie a quelli che sono morti, e quindi oltre la portata di fare qualcosa per se stessi.  Sì, ma le maniere di Dio sono diverse dalle nostre: “Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione” (1Co 1:21)  L'uomo lo può giudicare follia profetizzare a delle "ossa morte" e dire a loro: “Mi disse ancora: «Profetizza a queste ossa e di’ loro: Ossa secche, ascoltate la parola dell’Eterno.” (Eze 37:4)  Ah! ma poi è la Parola del Signore, e le parole che parla:  “E lo Spirito che vivifica, la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita.” (Gio 6:63) Gli uomini saggi davanti alla tomba di Lazzaro potrebbero pronunciare un'evidenza di pazzia quando il Signore si rivolse ad un uomo morto con le parole, "Lazzaro, vieni avanti." Ah! ma chi parlò così è la Risurrezione e la Vita, e alle Sue parola anche i morti vivono! Noi andiamo avanti a predicare il Vangelo, allora, non perché crediamo che i peccatori abbiano dentro di se il potere per ricevere il Salvatore Essa proclama, ma perché il Vangelo è il potere di Dio alla salvezza a tutti quelli che credono, e perché sappiamo che:  “.... tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero.” (Att 13:48)  e crederanno (Gio 6:37; 10:16 - notare i "verrà") nel tempo appuntato da Dio, perché è scritto: “Il tuo popolo si offrirà volenteroso nel giorno del tuo potere; ........” (Sal 110:3)

Quello che abbiamo presentato in questo capitolo non è un prodotto del "pensiero moderno"; no sicuramente, ma è in diretta variante ad esso. Gli uomini delle passate poche generazioni si sono allontanati dagli insegnamenti dei loro padri istruiti scritturalmente. Nei 39 articoli della Chiesa di Inghilterra leggiamo: "La condizione dell'uomo dopo che la caduta di Adamo è tale, che egli non può girarsi e prepararsi per la sua naturale forza e buoni lavori alla fede, ed invocare Dio: Perciò noi non abbiamo potere per fare lavori buoni, piacevoli ed accettabili a Dio, senza la grazia di Dio attraverso Cristo che lavora in noi per avere quella buona volontà" (l'Articolo 10). Nel Westminster Grande Catechismo (adottato dai  Presbiteriani) leggiamo, "In quel peccaminoso stato nel quale l'uomo cadde, consiste nella colpa del primo peccato di Adamo, la mancante giustizia nella quale fu creato, e la corruzione della sua natura, per le quali egli è completamente indisposto, disabilitato, e fatto contrario a tutto ciò che è spiritualmente buono, ed interamente inclinato al malvagio, e ciò continuamente" (Risposta alla domanda 25). Così nella confessione di fede dei Battisti di Filadelfia del 1742, leggiamo: " L'uomo, per la sua caduta in un stato di peccato, ha interamente perso tutte le capacità di volere qualunque buona cosa spirituale che accompagna la salvezza; è morto nel peccato, non è capace per la sua propria forza di convertirsi, o di prepararsi per essa." (Capitolo 9).


In questa presentazione AW Pink ha dimostrato che la volontà è schiava della mente o del 'cuore' dell'uomo, cioè la sua natura. L'uomo agisce sempre secondo la sua natura.  Interessante notare che la scienza dopo 50 anni è arrivata alla stessa conclusione.   

Recentemente un programma sulla televisione tedesca (Deutsche Welle) in inglese di un gruppo di scienziati tedeschi e americani che studiavano il cervello di criminali incalliti.  Secondo loro, tanti di questi hanno subito dei traumi nella giovane età e in cervello si era sviluppato con bassa sensitività alla sofferenza degli altri. Perciò sostenevano che per avere stimoli loro avevano bisogno d'emozione forte, come ammazzare qualcuno.

Ma questo non è il punto che ha colpito, ma che affermavano, dai loro studi, che il cervello (la mente, il cuore) prima formula l’azione e poi la volontà agisce per metterla in atto.  Fu chiesto ad un scienziato ”Ma allora il libero arbitrio non esiste!”  Egli rispose immediatamente senza esitazione: “NO, assolutamente”. 

Rimasi stupito che proprio uno scienziato (sicuramente ateo) con tanto di dati scientifici e prove in mano affermava con assoluta certezza che ogni azione degli umani viene PRIMA formulata nel vero essere della persona, e poi la volontà agisce a fare quella azione e SOLTANTO quella.  In poche parole, ognuno agisce secondo la propria 'natura'.