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Ama il tuo nemico, in che senso?aymon de albatrus
“43 ¶ Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". 44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Perché, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».” (Mat 5:43-48)
Questa frase è parte di quella esposizione monumentale che il nostro Signore Gesù Cristo diede sul monte. E' certamente un grande concetto rivoluzionario che soltanto il Cristianesimo richiede dai suoi membri. Però se viene interpretato in modo pietistico eccessivo può portare a delle interpretazioni disabilitanti. La parola chiave qua è "AMORE". Sfortunatamente la parola "amore" nelle lingue europee ha tanti significati e diventa difficile capire quale tipo di amore si intende. Per esempio, nelle lingue occidentali "amore" non distingue nettamente: "amo Dio", "amo mia moglie", "amo una pizza". Ha la parola "amore" lo stesso significato in questi 3 esempi? Sicuramente no. [articolo] La parola usate in questi versetti è nel Greco "AGAPAO" con radice in "Agape". Questo tipo di amore viene definito come: "l'amore di intelligenza, di ragione e comprensione" unito con il corrispondente proposito. Il suo concetto è vastamente superiore a qualsiasi forma di altro amore. In essenza "Agape" è una permanente attitudine di benevolenza verso Dio e gli esseri umani, senza condizioni, che liberamente scaturisce dall'Agape che Dio ha immesso nei cuori dei Suoi. E' un amore disinteressato che non ha bisogno di niente in ritorno, Possiamo Agape altri solo se Dio ha prima ripieno noi stessi con il Suo Agape. Questo Agape viene da Dio ed i beneficiari che ne sono ripieni non hanno bisogno di essere affermati da altri, essendo pienamente soddisfatti nell'Agape del Signore. Nel Greco ci sono almeno 5 parole diverse per la parola "amore". Solo 3 di queste sono usate nel Nuovo Testamento: Agape 258 volte (90%), Phileo (affetto) 31 volte (10%) e Thelo una volta. Questo significa che l'amore Biblico è AGAPE, cioè l'amore di intelligenza e di comprensione con benevolenza. L'amore Romantico e sessuale non è presente nel NT. Perciò quando Gesù dice "ama il tuo nemico" egli richiede di avere una attitudine di benevolenza verso di lui, non desiderando di fargli del male e di aiutarlo in caso di bisogno, per esempio se l'asino del tuo nemico cade in una fossa tu tiri su l'animale e glielo porti a casa sua. Certamente Gesù non richiede che tu debba abbracciare e baciare il tuo nemico che ha appena stuprato tua moglie e figlia. Quello che chiede è: non nutrire odio o cercare vendetta verso di lui, ci penserà Dio, e i magistrati debbono applicare la legge, ma tu gli farai solo del bene. "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico" Il commando di amare il tuo prossimo (che poteva essere anche un nemico) era legge nel Vecchio Testamento (Lev 19:18). Che si doveva "odiare il nemico" era una inferenza estratta dai Giudei. Supponevano che se si amava l'uno si doveva per logica odiare l'altro. Ma non era così, e non è mai stato così. Il prossimo è uno che vive vicino a noi verso il quale dobbiamo agire con gentilezza e amicizia, ma è anche colui che viene in contatto con noi. Questo è il significato inteso qua. "Odia il tuo nemico" non è scritto nella Legge, o nei profeti, nemmeno Cristo dice che è così, soltanto Egli fa osservare che è stato così tramandato giù nel tempo dagli antichi e le tradizioni degli anziani. La Legge comandava di amare il prossimo e non di odiarlo, l'odiare era una addizione dei Farisei. Gesù qua dissipa questa falsa aggiunta, inoltre "prossimo" era inteso dai Giudei come "amico", ma al furbo dottore della legge che gli chiese «E chi è il mio prossimo?», Gesù lo istruì che il suo prossimo era chiunque gli era attorno e come comportarsi a proposito, con la parabola del buon Samaritano (Luc 10:29,36,37). Tanti Cristiani credono che il Vecchio testamento insegna di odiare i nostri nemici, ma non è così. Non c'è contraddizione fra il Vecchio e il Nuovo testamento.
"Ma io vi dico: Amate i vostri nemici" La parola "amate" qui denota l'amore morale (Agape), distinto dall'altra parola (Phileo), che esprime affetto personale. L'amore qui richiesto significa: benevolo, compassionato con desiderio di fare del bene ad altri. Questo è l'amore di desiderare il bene ad un altro, anche se non possiamo approvare la sua condotta. Questo è l'amore di benevolenza, ed è l'amore che dobbiamo avere verso i nostri nemici. E' impossibile amare la condotta di un uomo che ci maledice e ci insulta, e ingiuria la nostra persona o la nostra proprietà, o viola le leggi di Dio; ma anche se odiamo la sua condotta e ne siamo affetti da quella, gli auguriamo bene, malgrado ciò. Possiamo aver pietà della sua pazzia e follia, possiamo parlargli gentilmente, non ritornando male per male, lo possiamo aiutare in caso di bisogno e cercare di fargli del bene e di promuovere il suo benessere (Rom 12:17-20; Eso 23:4). Questo e quello che Gesù significava nel dire "amate i vostri nemici", che è una legge peculiare al Cristianesimo, e la prova più alta della pietà, e probabilmente il più difficile di tutti i doveri Cristiani. "benedite coloro che vi maledicono" Non si deve cercare vendetta privata illegale, i magistrati giudicano e applicheranno la legge come il loro appuntato dovere. Noi non dobbiamo personalmente ritornare ingiurie per ingiurie; mentre gli altri maledicono, noi benediciamo. Benedire qui non significa elogiare i loro misfatti, questo sarebbe peccaminoso, e nemmeno pregare per una benedizione su di loro, ma di usare parole miti e espressioni soffici che possano vincere la loro cattiveria o almeno vergognarli al silenzio. Se non c'è niente per potere lodare il nostro nemico, almeno diciamo nulla su di lui. "pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano" Facciamo loro tutto il bene che possiamo per la loro anima. Preghiamo il Signore che li perdoni e salvi loro l'anima, come Gesù fece (Luc 23:34), e coma Stefano (Att 7:60) e Davide (Sal 35:13-15). Dobbiamo pregare per quelli che ci ingiuriano personalmente, ma di odiare quelli che sono i nemici di Dio, come (Sal 139:21,22), per questi cerchiamo la giusta vendetta dell'onore di Dio su di loro. Anche se dobbiamo pregare per la salvezza dei nostri nemici, questo precetto non ci proibisce di cercare giusta soddisfazione nel naturale, per i mali fatti a noi, per via della giustizia pubblica, ma non senza una mistura di Agape. E questo dobbiamo farlo, se non altro per contenere questa gente dal fare del male ad altri: per esempio se il nostro vicino ha stuprato nostra figlia, noi dobbiamo portare questo atroce atto alla conoscenza dei magistrati per loro di applicare la giusta legge e prevenire che questa malvagità sia perpetuata su altri, comunque sempre senza odio o vendetta (Rom 12:19). Il principio di amare (agape) i nostri nemici è valido e vincolante su tutti quelli che vogliono seguire Cristo. Non c'è spazio nel cuore Cristiano, purgato del peccato e perdonato da tutte le trasgressioni, di ospitare odio per chiunque, ricordandoci dell'amore che Dio ha concesso su di noi e di tutti i peccati che ci ha perdonato. Questo amore non si riferisce all'amore sentimentale e affezionato che uno ha, per esempio, verso la sua famiglia, ma è amore di benevolenza. L'implicazione è che il Cristiano deve trattare i suoi nemici con imparzialità ed equità, facendo a loro quello che lui vorrebbe altri facessero a lui stesso (Luc 6:31) "affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli" I Cristiani sono chiamati i figli del Padre in diversi sensi: come i Suoi eletti, la Sua prole, i Suoi discepoli e i Suoi imitatori. Il nostro benamato Signore ci insegna questa preghiera: "Padre nostro che sei nei cieli" (Luc 11:2) significando che noi siamo i Suoi figlioli. In questo passaggio il concetto viene usato perché facendo del bene ai nostri nemici noi assomigliamo a Dio dato che Lui fa sorgere il Suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti ugualmente. Perciò il Suo popolo deve dimostrare che Lo imitano e possiedono il Suo Spirito facendo del bene in modo simile. Come il nostro Padre celeste ha amore (Agape) comune che estende a tutti gli umani, nel provvedere le loro necessità, come la luce e il calore del sole e l'acqua della pioggia, e anche se non siamo obbligati ad abbracciare i nostri nemici, noi dobbiamo amarli (Agape) e fare del bene a loro cosicché radunare dei carboni accesi su i loro capi, per non lasciarli senza testimonianza e provvedere a loro un mezzo di grazia per il benessere delle loro anime. Perché, se non si pentono, Dio un giorno avrà la compiacenza da questi peccatori, per l'offesa che hanno fatto alla Sua Santa maestà. Anche se dobbiamo cercare qualche soddisfazione per l'onore e la gloria di Dio da questi peccatori e anche qualche moderata soddisfazione per il male fattoci, lo dobbiamo sempre fare con agape verso di loro coerente con l'agape generale di Dio, imitando così il nostro Padre celeste e dimostrando che siamo veramente i Suoi figlioli. "Perché, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani?" In questi versetti c'è la sfida che i Cristiani dovrebbero essere come "il loro Padre che è nei cieli". Questo è il succo di come dovrebbe essere, che i Cristiani siano puri e santi come il Dio della Bibbia. I Cristiani dovrebbero amare (Agape) tutti gli uomini, incluso i peccatori, anche i loro nemici personali. Se vivessimo in qualsiasi altro modo non saremmo differenti dai pubblicani (gli esattori delle tasse Romane) che secondo il dizionario Ebreo era il più basso che un uomo poteva essere. Cristo aveva enunciato un nuovo e profondo principio che noi Cristiani dovremmo vivere in imitazione di nostro Padre. "E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i Gentili?" Implicito in queste parole c'è la proclamazione che i Cristiani sono differenti, loro amano (agape) più degli altri, fanno più degli altri e infatti sono migliori in tutti i modi degli altri. La nostra imputata giustizia ci porta oltre quello che è dovuto: anche a dare il nostro mantello, camminare un secondo miglio, porgere l'altra guancia, agape i nostri nemici, non dire male di chi ci perseguita, e in breve, essere "figli di nostro Padre che è nei cieli". "Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli". Sappiamo che nessuno, ma nessuno, sarà mai perfetto in questa vita; ma allo stesso tempo la perfezione ci è richiesta dalla religione Cristiana. Una contraddizione? No, ma è una meta data all'uomo cosicché si renda continuamente conto che non è meritevole di salvezza. che nemmeno in un milione di anni potrebbe meritarsela, e che l'eventuale perfezione che mai potrebbe avere sarà sempre l'immeritato dono di Cristo: “8 Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9 non per opere, perché nessuno si glori.” (Efe 2:8-9) Non importa quanto bene un uomo farà o che vita buona condurrà su questa terra, ci sarà sempre qualche miglioramento da fare per essere perfetto, il Cristiano può andare avanti migliorando ogni giorno fino alla fine di una lunga vita senza aver ottenuto la perfezione. No! se dicessimo "non ho peccato", mentiremmo sfacciatamente e perciò peccheremmo, perché la Scrittura ci denuncia: “8 ¶ Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1Gi 1:8-9) Questi versetti, come tanti nella Bibbia, buttano l'uomo sui suoi ginocchi e fanno appello di aver fiducia in Cristo soltanto, per la vita eterna. In Conclusione: Noi siamo esseri creati e in completa sottomissione al Creatore poiché in lui viviamo, ci muoviamo e siamo Dio ci comanda di amare (agape) tutti gli esseri umani, specialmente il vicino: “Mentre dunque abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, ma principalmente a coloro della famiglia della fede.” (Gal 6:10) Per il prossimo si intende chiunque ci sia vicino L'amore che dobbiamo dimostrare consiste di amore benevolo, che è Agape, cioè l'amore d'intelligenza, di ragione e comprensione Anche se non ci è richiesto di abbracciare al nostro petto i nostri nemici, dobbiamo però agape e fare del bene a loro perché, facendo questo, raduneremo dei carboni accesi sul loro capo, provvedendo così un mezzo esterno di grazia per il bene delle loro anime. E se non si pentono, Dio avrà soddisfazione da loro, un giorno, per l'offesa fatta alla Sua Santa Maestà Nel dimostrare questo amore (Agape) dimostriamo che infatti noi siamo i figli di Dio e che Dio è veramente nostro Padre, perché nessun altro lo fa in questo mondo Dimostrando questo amore benevolo a tutti, noi procacciamo la pace con tutti gli uomini ottenendo santità, che senza la quale nessuno vedrà il Signore (Ebr 12:14). |
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