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La Confessione di Fede di Westminstertraduzione di Paolo Castellina PERCHÉ È IMPORTANTE UNA CONFESSIONE DI FEDE?1. Una confessione di fede è un utile strumento per affermare e difendere pubblicamente la verità. La chiesa è tenuta ad attenersi "con fede e con l'amore che in Cristo Gesù al modello delle sane parole" (1Ti 1:13), "a combattere strenuamente per la fede, che è stata una volta per sempre tramandata ai santi" (Giu 1:3), a "stare fermi in uno stesso spirito, combattendo assieme d'un medesimo animo per la fede del Vangelo" (Fil 1:27). Nell'adempimento di questo compito, una confessione di fede è utile per distinguere la verità dall'errore e per presentare una concisa affermazione delle verità centrali della Bibbia nella loro integrità e debita proporzione. In primo luogo una formulazione del credo fa parte del compito di insegnamento pubblico della chiesa. Una confessione di fede è una definizione pubblica rivolta a coloro che si pongono al di fuori delle nostre comunità dei temi centrali della nostra fede, una testimonianza al mondo della fede che noi sosteniamo rispetto ad altre. In secondo luogo, una confessione di fede è un utile strumento nell'istruzione pubblica della comunità. Una confessione è un conciso corpo di teologia che può essere usato per rendere la nostra gente attenta all'intera estensione della verità, come pure per fornire loro modo di delimitare la verità contro l'errore. Essa facilita grandemente la promozione della conoscenza cristiana ed una fede intelligente fra coloro che si avvalgono del ministero pubblico delle nostre chiese, come pure un aiuto prezioso del popolo di Dio per l'istruzione dei loro figli. Inoltre, una confessione di fede serve come quadro di riferimento entro il quale la nostra gente possa ricevere intelligentemente la predicazione della Parola, come pure possa per loro essere un campanello d'allarme contro indebite innovazioni ed errori, dovunque li incontrino. 2. Una confessione di fede serve come modello pubblico di comunione e di disciplina. La Bibbia concepisce la chiesa locale non come unione di coloro che si sono accordati nel differire, ma come un corpo segnato dalla pace e dall'unità. La chiesa deve studiarsi "di conservare l'unità dello Spirito col vincolo della pace" (Efe 4:3). I suoi membri devono essere "del medesimo sentimento", cioè nel cuore, nell'anima, nello spirito, nella mente e nella voce (Rom 15:5,6; 1Co 1:10; Fil 1:27; 2:2). Una confessione coopera alla protezione dell'unità della chiesa e nella preservazione della sua pace. Serve come base per la comunione ecclesiale affinché si possa camminare e lavorare assieme in armonia. Essa porta assieme coloro che sostengono una fede comune e li lega in stretta comunione. Gesù disse: "Una casa divisa in parti contrarie non potrà reggere" (Mat 12:25). Possono Calvinisti, Arminiani, Pelagiani ed Unitari pregare, lavorare, avere comunione e rendere il culto a Dio in modo pacifico e proficuo, mantenendo ciascuno d'essi e promuovendo la propria nozione di verità? Chi condurrà il culto e predicherà? Possono coloro che credono Gesù è Dio, pregare con coloro che considerano un tale culto un'idolatria? Possono coloro che credono nella giustificazione per grazia mediante la fede in Cristo solo avere comunione con coloro che credono altrimenti? Possono sedersi assieme alla stessa tavola sacramentale? Possono coloro che credono nell'ispirazione plenaria e verbale condividere il pulpito con quanti negano tale dottrina? L'unico modo in cui coloro che differiscono in materie essenziali possono vivere insieme in armonia è richiedendo una moratoria sulla verità, Confessione di Westminster, p. 2 altrimenti essi certamente "renderanno la casa di Dio in una miserevole Babele". Come già notato, ogni chiesa ha un proprio credo, sia scritto oppure sottinteso fra i suoi membri, ed ogni persona saggia, prima di aderire ad una data chiesa, chiedere di conoscere il suo credo. Essa ha diritto di conoscere ciò in cui crede quella chiesa e la chiesa ha diritto di conoscere ciò in cui quella persona crede. Ora, avere un credo non pubblicato come test di comunione disordine, se non disonesto. Ogni persona lasciata da sola a scoprire qual il credo della chiesa, e la chiesa stessa non ha modo alcuno di discernere se coloro che chiedono di farne parte sono in armonia con la fede comune dei suoi membri, dato che gli elementi essenziali della fede comune non sono specificati in alcun luogo. Una confessione di fede pubblicata facilita grandemente la valutazione della posizione dottrinale della chiesa da parte di un suo futuro membro e viceversa. Una confessione di fede pubblicata, inoltre, fornisce un conciso modello dottrinale che può essere usato nella disciplina ecclesiastica. Noi dobbiamo "tenere d'occhio quelli che fomentano le dissensioni e gli scandali contro l'insegnamento ricevuto" per poterci "ritirare da loro" (Rom 16:17). Dobbiamo escludere coloro che turbano la pace della chiesa con false dottrine: "L'uomo settario, dopo una prima ed una seconda ammonizione, schivalo" (Tit 3:10). Al fine di adempiere il suo ruolo nel difendere la purezza dei suoi membri, la chiesa deve necessariamente avere un modello dottrinale, ed un modello siffatto deve essere pubblicato apertamente, perché tutti hanno diritto di sapere su che cosa saranno giudicati. Richiedere che la chiesa eserciti la disciplina contro l'errore dottrinale senza una confessione di fede pubblicata significa chiedere che vengano prodotti mattoni senza la paglia. Nulla di meno che una confessione di fede può soddisfare le legittime esigenze di una chiesa e dei suoi membri l'uno rispetto all'altro. Come fu osservato da J. Bannerman: "E' dovere della Chiesa... con una dichiarazione formale e pubblica della sua fede, assicurare i suoi membri della correttezza della sua professione di fede, ed essere assicurata della loro". Una chiesa senza confessione di fede come se pubblicizzasse d'essere pronta a coltivare nel suo interno ogni sorta di dannata eresia e d'essere il terreno adatto per coltivare ogni pianta di indebita innovazione. Una chiesa senza confessione di fede l'equivalente teologico ed ecclesiastico dell'AIDS, con nessun agente d'immunità contro i venti infettivi della falsa dottrina. Quello che è vero poi nella vita di una chiesa, è anche vero della comunione fra chiese locali. Quale chiesa che valuti la preservazione della propria purezza dottrinale, come pure la propria pace ed unità, potrebbe senza pericoli avere comunione con un altro corpo, non conoscendo affatto la sua posizione in materia di verità ed errore? Senza alcuna definita fede e prassi, una tale chiesa non-confessionale sarebbe fonte di inquinamento anziché di edificazione. In tali circostanze, noi non apriremmo i nostri pulpiti od incoraggeremmo la comunione fra le comunità senza coscienza pulita. Questo significa che ogni membro di chiesa dovrebbe avere concezioni avanzate sulla dottrina biblica al fine di guadagnare e mantenere comunione con una chiesa confessionale? Si noti l'osservazione di A. Fuller: "Se una comunità religiosa si accorda di specificare i principi-guida che considera derivati dalla Parola di Dio, e giudica il credere ad essi come necessario affinché una persona diventi o continui ad esserne membro non ne consegue che questi principi debbano essere ugualmente compresi, che tutti i fratelli debbano avere lo stesso grado di conoscenza, né che non debbano comprendere e credere null'altro. I poteri e le capacità di diverse persone sono differenti; uno potrà comprendere di più della stessa verità di un altro, o potrà avere le sue concezioni più ampliate da una varietà molto più grande di idee affini. Ciononostante, la sostanza della loro fede Confessione di Westminster, p. 3 potrà senz'altro essere la stessa. Lo scopo degli articoli di fede di mantenere a distanza non quelli che sono deboli nella fede, ma quelli che ne sono giurati nemici". 3. Un credo serve come conciso modello per valutare i ministri della Parola Il ministro della Parola deve essere un "uomo fedele" (1Ti2:2), "attaccato alla fedele parola quale gli è stata insegnata, onde sia capace di insegnare nella sana dottrina" (Tit 1:9). Dobbiamo quindi stare in guardia contro i falsi profeti ed i falsi apostoli. Dobbiamo "provare gli spiriti per vedere se sono da Dio" (1Gi 4:1). Non dobbiamo ricevere un uomo infedele nella nostra casa o dargli un saluto fraterno, pena di diventare complici nelle sue opere malvagie (2Gi 1:10). Non possiamo obbedire a queste ammonizioni semplicemente accettando la parola di uno che dica di credere nella Bibbia. Dobbiamo verificare ciò che egli crede che la Bibbia dica sui temi fondamentali. Una confessione di fede rende relativamente semplice ad una chiesa verificare la correttezza dottrinale di una persona sul vasto raggio della verità biblica. Senza una confessione di fede la valutazione che una chiesa fa dei suoi ministri fatta a casaccio ed è nella migliore delle ipotesi superficiale. Allora la chiesa correrà il grave rischio di imporre le mani su novellini ed eretici, in quanto non avrà misurato il candidato al ministero secondo un metro adeguato. Ciò che è vero per quanto riguarda il riconoscimento che una chiesa fa per i suoi ministri, è doppiamente vero per quanto riguarda gli insegnanti che devono istruire questi candidati. Non si potrà mai abbastanza sottovalutare il danno prodotto alle chiese dalla negligenza mostrata nel porre sulle cattedre di teologia persone sbagliate per dare loro l'opportunità di modellare le malleabili menti ed anime di giovani candidati al ministero. 4. Le confessioni di fede danno un contributo a mantenere vivo il senso di continuità storica. Come facciamo a sapere se la nostra gente non sia un'anomalia storica, che non siamo i soli nella storia ad avere creduto in un certo modo? Le nostre confessioni di fede ci collegano alla preziosa eredità di fede ricevuta dal passato e costituiscono un lascito che potremo ritrasmettere ai nostri figli. Questo, naturalmente, non è affare da poco. Un senso di continuità storica contribuisce grandemente alla stabilità di una chiesa ed al benessere personale spirituale dei suoi membri. [R. P. Martin, "The Uses of Confessions of Faith", in "The Banner of Truth Trust", n. 310, aprile 1990, pp. 22-25]. LA CONFESSIONE DI FEDE RIFORMATA DI WESTMINSTERIntroduzione La Confessione di fede di Westminster fu pubblicata per la prima volta nel 1646 ed era il prodotto di un'assemblea dei più pii ed eruditi teologi riformati dell'Inghilterra e della Scozia del 17mo secolo. Quando questa Confessione venne presentata all'Assemblea Generale della Chiesa di Scozia, fu dichiarato "su matura deliberazione" che essa era "fondata sulla Parola di Dio" e "giudicata sommamente ortodossa". Venne riconosciuto con riconoscenza a Dio il merito che una tale eccellente Confessione fosse formulata e concordata in entrambi i regni. Dalla sua sanzione del 1647, molte acque sono passate sotto i ponti della teologia e della dottrina ed è triste riconoscere come in effetti si siano fatti numerosi passi indietro rispetto alle conquiste dottrinali della Confessione. La Chiesa non è stata carente di coloro che sono stati pronti a screditare la sua eccellenza e a promuovere il suo abbandono. Essa però è fondata sulla solida roccia della Scrittura, ed essa esprime il giudizio più maturo dell'erudizione riformata sugli elementi fondamentali della fede cristiana. A causa della sua fedeltà alle Scritture essa assume un valore permanente ed una durevole rilevanza. La Chiesa di Cristo non può stare senza Credo e vivere. E' suo dovere (specialmente in un tempo di dubbio e di confusione) definire e proclamare la fede cristiana al mondo. Il lettore, riconoscendo il supremo valore della Parola di Dio in materia di fede e di pratica, potrà volgersi a questa Confessione come un canone subordinato per trovare in essa un tesoro spirituale che potrà donare luce, conforto e forza. Confessione di Westminster, p. 3 INDICE DEL CONTENUTO 1. Le Sacre Scritture 2. Dio e la Santa Trinità 3. L'eterno decreto di Dio 4. La creazione 5. La divina provvidenza 6. La caduta dell'uomo, il peccato, la sua punizione 7. Il patto di Dio con l'uomo 8. Cristo, il mediatore. 9. Il libero arbitrio. 10. La chiamata efficace. 11. La giustificazione. 12. L'adozione. 13. La santificazione. 14. La fede salvifica. 15. Il ravvedimento che porta alla vita. 16. Le buone opere. 17. La perseveranza dei santi. 18. La sicurezza della grazia e la salvezza. 19. La legge di Dio. 20. La libertà del cristiano e la libertà di coscienza. 21. Il culto e il riposo sabbatico. 22. I giuramenti e i voti legittimi. 23. L'autorità civile. 24. Matrimonio e divorzio. 25. La chiesa. 26. La comunione dei santi. 27. I sacramenti. 28. Il battesimo. 29. La cena del Signore. 30. La disciplina ecclesiastica. 31. I sinodi e i concili. 32. Lo stato dell'uomo dopo la morte e la risurrezione dei morti. 33. Il giudizio finale. 1. Sebbene già, attraverso le nostre facoltà naturali e le opere della creazione e della provvidenza noi si possa conoscere molto di Dio, cioè le sue perfezioni invisibili, la sua eterna potenza e divinità, tanto da renderci inescusabili (1), questo non è sufficiente per darci quella conoscenza di Dio e della sua volontà che sono necessarie alla nostra salvezza (2). Per questo il Signore si è compiaciuto, molte volte e in molte maniere, di rivelare sé stesso a noi e di proclamare la sua volontà alla sua Chiesa (3). In un secondo tempo, per meglio preservare e propagare la verità e per consolidare e difendere la Chiesa dall'influenza corruttrice della natura umana e della malizia di Satana e del mondo, Egli ha fatto in modo che questa rivelazione fosse messa per iscritto (4). Le Sacre Scritture diventano perciò indispensabili (5) essendo cessate tutte le altre forme in cui Dio rivelava la sua volontà al suo popolo (6). (1) Rom 2:14,15; Rom 1:19,20; Sal 19:1-3; Rom 2:1. (2) 1Co 1:21; 1Co 2:13,14. (3) Ebr 1:1. (4) Pro 22:19,20,21; Luc 1:3,4; Mat 4:4,7,10; Isa 8:19,20. (6) Ebr 1:1,2. 2. Sotto il nome di Sacre Scritture o Parola di Dio scritta, vengono compresi ora tutti i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento, cioè: Dell'Antico Testamento: Del Nuovo Testamento: Tutti questi libri ci sono stati dati per ispirazione di Dio e devono essere la regola della fede e della vita (7). (7) Luc 16:29,31; Efe 2:20; Apo 22:18,19; 2Ti 3:16. 3. I libri comunemente chiamati Apocrifi, non essendo di ispirazione divina, non fanno parte del canone della Scrittura, e quindi non possono costituire autorità nella Chiesa di Dio, né essere altrimenti approvati o usati, diversamente da qualsiasi altro umano libro (8). (8) Luc 24:27,44; Rom 3:2; 2Pi 1:21. 4. L'autorità delle Sacre Scritture, per la quale devono essere credute ed obbedite, non dipende dalla testimonianza di alcun uomo, o chiesa, ma completamente da Dio (che è verità in sé stesso), loro autore, e devono quindi essere ricevute, perché è la Parola di Dio (9). (9) 2Pi 1:19,21; 2Ti 3:16; 1Gi 5:9; 1Te 2:13. 5. Vi sono molti motivi per i quali possiamo essere mossi od indotti dalla testimonianza della Chiesa ad un'alta e riverente stima delle Sacre Scritture (107), per la sublimità della materia, l'efficacia della dottrina, la maestà dello stile, il consenso di tutte le sue parti, lo scopo dell'intera opera (quello cioè di dare gloria a Dio), la piena scoperta che esse fanno dell'unica via per la salvezza dell'uomo, le molte altre incomparabili eccellenze: questi sono argomenti che provano abbondantemente trattarsi della Parola di Dio. Ciononostante, la nostra piena persuasione e sicurezza dell'infallibile verità e della divina autorità della stessa, ci provengono dall'opera interiore dello Spirito Santo che ne rende testimonianza attraverso e con la Parola nei nostri cuori (11). (10) 1Ti 3:15. (11) 1Gi 2:20,27; Gio 16:13,14; 1Co 2:10-12; Isa 59:21. 6. L'intero consiglio di Dio riguardo a tutte le cose necessarie alla sua propria gloria, la salvezza umana, la fede e la vita, può(1) o venire esplicitamente espresso dal testo biblico, (2) o venire dedotto come conseguenza buona e necessaria del testo stesso. Ad esso nulla mai potrà essere aggiunto, sia per nuove rivelazioni dello Spirito o per tradizione umana (12). Ciononostante, per la comprensione salvifica di ciò che è rivelato nella Scrittura (13), riconosciamo necessaria l'illuminazione interiore dello Spirito di Dio. Ciononostante rimangono questioni concernenti il culto che deve essere reso a Dio o il governo della Chiesa, - comuni alle azioni umane ed alla società - che possono essere regolate alla luce della natura e della cristiana discrezione, secondo i principi generali della Parola, i quali devono sempre essere osservati (14). (12) 2Ti 3:15-17; Gal 1:8,9; 2Te 2:2. (13) Gio 6:45; 1Co 2:9-12. (14) 1Co 11:13,14; 14:26,40. 7. Tutto ciò che la Scrittura dichiara non è allo stesso modo ovvio né chiaro per tutti (15), ciononostante quelle cose che è necessario conoscere, credere ed osservare per la salvezza, sono così chiaramente proposte, ed aperte in una parte o in un'altra delle Scritture, che non solo l'erudito, ma anche l'incolto con mezzi ordinari, può arrivare a comprendere in modo sufficiente (16). (15) 2Pi 3:16. (16) Sal 119:105,130. 8. L'Antico Testamento in ebraico (la madrelingua dell'antico popolo di Dio) e il Nuovo Testamento in greco (che, al tempo in cui è stato scritto, era la lingua più generalmente conosciuta fra le nazioni), essendo direttamente ispirati da Dio e, per sua singolare cura e provvidenza, mantenuti puri in ogni età, sono da considerarsi autentici (17). Ad essi soli, perciò, si deve fare appello, in ogni controversia di religione, come autorità ultima dalla Chiesa (18). Dato per che le lingue originali non sono conosciute da tutto il popolo di Dio - il quale ha diritto di accedere alle Scritture e di beneficiarne, ed è tenuto, nel timore di Dio, di leggerle e di investigarle (19)- esse dovranno essere tradotte nella lingua volgare di ogni nazione alla quale pervengono (20), affinché, dimorando la Parola di Dio con abbondanza in tutti, esse possano rendere a Dio un culto accettabile (21) e, attraverso la pazienza ed il conforto delle Scritture, coltivare la speranza (22). (17) Mat 5:18. (18) Isa 8:20; Att 15:15; Gio 5:39,46. (19) Gio 5:39. (20) 1Co 15:6,9,11,12,24,27,28. (21) Col 3:16. (22) Rom 15:4. 9. La regola infallibile di interpretazione della Scrittura è la Scrittura stessa e quindi, allorché sorga una questione circa il vero e pieno senso della Scrittura (che non è plurimo, ma uno), deve essere investigata e conosciuta in altri luoghi che parlino più chiaramente (237). (23) Pi. 1:20,21; Att 15:15,16. 10. Il giudice supremo mediante il quale ogni disputa religiosa dovrà essere appianata, ogni decreto di concili, opinione di antichi scrittori, dottrine umane, spiriti privati, dovranno essere esaminati, e alle cui sentenze dobbiamo trovare la nostra pace, non potrà essere altro che lo Spirito Santo che parla tramite le Scritture (247). (24) Mat 22:29,31; Efe 2:20; Att 28:25. 1. C'è un solo Dio (25) vivente e vero (26), il quale è infinito nel suo essere e nella sua perfezione (27), spirito purissimo (28), invisibile (29), senza corpo, senza parti (30), diverso in natura da noi (31), immutabile (32), immenso (33), eterno (34), che non si può investigare (35), onnipotente (36), il solo sommamente saggio (37), sommamente libero di fare tutto ciò che gli piace (38), libero da relazioni, limiti o circostanze particolari (39), che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà, immutabile e sommamente giusta (40), per la sua propria gloria (41); sommamente amorevole (42), misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e fedeltà, che perdona l'iniquità, la trasgressione ed il peccato (43); il rimuneratore di quelli che diligentemente lo cercano (44); come pure giusto e tremendo nei sui giudizi (45); che odia ed aborrisce ogni peccato (46), e che non terrà il colpevole per innocente (47). (27) Gib 11:7-9; 26:14. (28) Gio 4:24. (29) 1Ti 1:17. (30) Deu 4:15,16; Gio 4:24; Luc 24:39. (31) Att 14:11,15. (32) Gia 1:17; Ml. 3:6. (33) 1 Re 8:27; Ger 23:23,24. (34) Sal 90:2. (35) Sal 145:3. Gen 18:1; Apo 4:8. (37) Rom 16:2. (38) Sal 115:3. (39) Eso 3:14. (40) Efe 1:11. (42) Gio 4:8,16. (43) Eso 34:6,7. (44) Ebr 11:6. (45) Nee 9:32. (46) Sal 5:5,6. 2. Siccome Dio ha tutta la vita (48), la gloria (49), la bontà (50), la beatitudine (51), in sé stesso e da sé stesso, è unico, nel senso che è completamente sufficiente sia in sé stesso che per sé stesso, non avendo bisogno di alcuna delle sue creature (52), né derivando gloria da esse (53). Al contrario, è Dio a manifestare la sua gloria in esse, per mezzo di esse, ad esse e su esse: Egli è l'unica fonte di tutta l'esistenza; da Lui, per mezzo di Lui e per Lui sono tutte le cose (54). Egli esercita un dominio assolutamente sovrano sopra di esse, al fine di fare, per mezzo di esse, tutto ciò che a Lui piace (55). Tutte le cose sono scoperte e manifeste ai suoi occhi (56). La sua conoscenza è infinita, infallibile e non dipende dalla creatura (57). Ne consegue che niente è per Lui contingente o incerto (58). Egli è assolutamente santo in tutto il suo consiglio, in tutte le sue opere, e in tutti i suoi comandamenti (59). Sia gli uomini che angeli, che ogni altra creatura gli devono tutta l'adorazione, il servizio, o l'obbedienza che Egli si compiaccia di richiedere loro (60). (48) Gio 5:26. (49) Att 7:2. (50) Sal 119:68. (52) Att 17:24,25. (53) Gib 22:2,3. (54) Rom 11:36. (55) Apo 4:11; 1Ti 6:15; Dan 4:25,35. (56) Ebr 4:13. (57) Rom 11:33,34; Sal 147:5. (59) Sal 145:17; Rom 7:12. (60) Apo 5:12,13,14. 3. Nell'unità della Deità vi sono tre persone, d'unica sostanza, potere ed eternità: Dio il Padre, Dio il Figlio, e Dio lo Spirito Santo (61). Il Padre non è stato generato né procede da qualsiasi altro; il Figlio viene eternamente generato dal Padre (62); lo Spirito Santo procede e dal Padre, e dal Figlio (63). (61) 1Gi 5:7; Mat 3:16,17; 28:19; 2Co 13:14. (62) Gio 1:14,18. 1. Dio ha decretato dall'eternità, secondo il più saggio e santo consiglio della propria volontà, in modo libero ed immutabile, tutte le cose che avrebbero avuto luogo (64). Tuttavia ciò non implica affatto né che Dio sia autore di peccato (65); né che faccia così violenza alla volontà delle creature, né che sia eliminata la libertà o contingenza delle cause secondarie. Tutto ciò, al contrario viene stabilito (66). (64) Efe 1:1; Rom 11:33; Ebr 6:17; Rom 9:15,18. (65) Gia 1:13,17; 1Gi 1:5,7. (66) Att 2:23; Mat 17:12; Att 4:27,28; Gio 19:11; Pro 16:33. 2. Benché Dio conosca tutto ciò che può avvenire in tutte le condizioni immaginabili (67), non è mai stato indotto a decretare alcunché per il fatto di averlo previsto come qualcosa che avrebbe potuto verificarsi nel futuro o che sarebbe avvenuto in determinate situazioni (68). (67) Att 15:18; 1Sa 23:11,12; Mat 11:21,23. (68) Rom 9:11,13,16,18. 3. Per decreto di Dio e per la manifestazione della sua gloria, alcuni uomini ed angeli (69) sono stati predestinati a vita eterna. Altri sono stati preordinati alla morte eterna (70). (70) Rom 9:22,23; Efe 1:5,6; Pro 16:4. 4. Gli angeli e gli uomini, predestinati e preordinati in questo modo sono così designati individualmente ed immutabilmente. Il loro numero è così certo ed definito che non può essere né aumentato né diminuito (71). 5. Quelli che, fra l'umanità, sono predestinati alla vita, Dio, prima della fondazione del mondo, secondo il suo eterno ed immutabile proposito ed il segreto consiglio e beneplacito della sua volontà, li ha scelti in Cristo ad eterna gloria (72), sulla sola base di una libera grazia e per amore, senza alcuna preconoscenza di loro eventuali fede o buone opere o di perseveranza in alcuno di essi, né qualche altra cosa nella creatura come condizione o causa che Lo spingesse ad agire così (73): tutto a lode e gloria della Sua grazia (74). (72) Efe 1:4,9,11; Rom 8:30; 2Ti 1:9; 1Te 5:9. (73) Rom 9:11,13,16; Efe 1:4,9. (74) Efe 2:6,12. 6. Poiché Dio ha ordinato a gloria gli eletti, così Egli, con un sommamente libero ed eterno proposito della Sua volontà, ha stabilito tutti i mezzi necessari per realizzare questo obiettivo (75). Di conseguenza coloro che sono stati eletti, essendo decaduti in Adamo, sono redenti da Cristo (76); vengono efficacemente chiamati alla fede in Cristo tramite l'opera dello Spirito, il quale opera a tempo debito; vengono giustificati, adottati, santificati (77), nonché custoditi dalla Sua potenza mediante la fede in vista della salvezza (78). Nessuno al di fuori degli eletti viene redento da Cristo, viene chiamato efficacemente, giustificato, adottato, santificato e salvato (79). (75) 1Pi 1:2; Efe 1:4,5; Efe 2:10; 2Te 2:13. (76) 1Te 5:9,10; Tit 2:14. (77) Rom 8:30; Efe 1:5; 2Te 2:13. (78) 1Pi 1:5. (79) Gio 17:9; Rom 8:28; Gio 6:64,65; Gio 10:26; Gio 8:47; 1Gi 2:19. 7. Secondo l'inscrutabile consiglio della propria volontà per il quale Egli accorda o nega la misericordia come vuole per la gloria della sua potenza sovrana sulle sue creature, è piaciuto a Dio di tralasciare il resto dell'umanità e destinarlo a disonore e ad ira per il suo peccato, a lode e gloria della sua giustizia (80). (80) Mat 11:25,26; Rom 9:17,18,21,22; 2Ti 2:19,20; Giu 4; 1Pi 2:8. 8. La dottrina di questo grande mistero della predestinazione deve essere trattata con una particolare prudenza e cura (81) affinché gli uomini che prestano attenzione alla volontà di Dio rivelata nella Sua Parola e che ubbidiscono ad essa possano essere sicuri della loro elezione eterna dalla certezza della loro vocazione effettiva (82). In questo modo, la dottrina sarà motivo di lode, riverenza ed ammirazione per Dio (83) e sarà anche motivo di umiltà, diligenza ed abbondanza di consolazione per tutti coloro che ubbidiscono all'Evangelo con sincerità (84). (81) Rom 9:20; 11:33; Deu 29:29. (82) 2Pi 1:10. (84) Rom 11:5,6,20; 2Pi 1:10; Rom 8:33; Luc 10:20.;4. 1. E' piaciuto a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo (85), per la manifestazione della gloria della Sua eterna potenza, sapienza e bontà (86), nel principio, creare o fare dal nulla il mondo e tutte le cose in esso, sia le visibili che le invisibili, nell'arco di sei giorni; e tutto era molto buono (87). (78) Ebr 1:2; Gio 1:2,3; Gen 1:2; Gib 26:13. (78) Rom 1:20; Ger 10:12; Sal 104:24; Sal 33:5,6. (87) Gen 1; Ebr 11:3; Col 1:16; Att 17:24 .2 Dopo aver fatto tutte le altre creature, Dio creò l'uomo, maschio e femmina (88), con un'anima razionale ed immortale (89), dotato di conoscenza, giustizia e vera santità, ad immagine di Dio (90), con la legge di Dio scritta nel cuore (91), e con la capacità di adempiervi (92). Tuttavia egli aveva la possibilità di trasgredirla, essendo lasciato alla libertà della propria volontà la quale era soggetta a cambiamento (93). Oltre alla legge scritta nel cuore, l'uomo ricevette l'ordine di non mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male (94). Finché osservò questo comandamento fu felice nella comunione con Dio ed ebbe dominio su tutte le altre creature (95). (88) Gen 1:27. (89) Gen 2:7; | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||