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Confessione di Fede Valdese del 1662

Revisione linguistica di Paolo Castellina.


Composta probabilmente dal moderatore Jean Léger, poco dopo il terribile massacro dei valdesi, passato alla storia sotto il nome di «pasque piemontesi» (1655), questa confessione di fede venne pubblicata in francese (1655) e in italiano (1662). Consta di 33 articoli. Segue l'ordine della Confessione gallicana, ormai in uso in tutte le chiese riformate di Francia, ma tralascia cinque articoli e ne riassume altri. Raramente ricordata nel corso del XVIII secolo, questa confessione di fede viene confermata da due sinodi (1839 e 1855) e da allora vale come confessione ufficiale e viene sottoscritta da tutti i candidati al ministero pastorale prima della loro consacrazione. Il testo che segue è quello edito a Ginevra nel 1662: con il titolo "Apologia delle Chiese Riformate del Piemonte circa la loro confessione di fede.. contro le cavillazioni e calunnie del Priore Marco Aurelio Rorenco di Lucerne", pp. 1-96 e 102-106: riprodotto in V. Vinay, Le confessioni di fede dei valdesi riformati, con documenti del dialogo fra «prima» e «seconda» riforma, Claudiana, Torino 1976: pp. 189-204. Il testo dell'Atto dichiarativo del Sinodo del 1894 è tratto da Chiesa Evangelica Valdese, Sinodo 1894: Atti, art. 24. 

Ai molto reverendi e onorevoli fratelli nel Signore, i Pastori, gli Anziani, Agenti e altri Fedeli delle Chiese Evangeliche delle Valli del Piemonte.

La bontà e misericordia di Dio nostro celeste Padre, si è compiaciuta servirsi del mio Ministero nelle Chiese vostre parecchi anni e farvelo fruttare per sua santa benedizione. Poi, però, ben che da poi la Sua adorabile previdenza l'abbia trasferito altrove, non ho però diminuito né allentato l'amore sviscerato verso esse, al qual la mia nascita e prima vocazione e la vostra dilezione fraterna mi ha obbligato. Egli mi rammenta che tutti i Ministri di Cristo devono imitare quel gran Pastore delle anime, e sommo sacerdote della nostra professione di fede, portando dietro a Lui non solo sul petto, per santa sollecitudine, ma pure sopra le spalle, per considerazione del carico impostone loro, i nomi di tutte le tribù di Israele. San Paolo ce n'ha dato l'esempio sentendosi nel suo cuore, perpetuamente seguito, cinto, e assediato dalla cura rodente di tutte le Chiese di Dio. Egli così partecipava, per intimo sentimento, a tutte le loro afflizioni, dando loro le consolazioni necessarie, combattendo con esse contro i loro nemici e per ardenti preghiere, correggendo i loro vizi con severe e paterne ammonizioni e confortandoli con sante esortazioni, infuocato dallo zelo di Dio. Certamente, carissimi fratelli, lo stato vostro, e nostro pericolosissimo, richiede che tutti assieme concorriamo, combattiamo e cooperiamo con santa vigilanza, non solo contro Satana, il mondo ed i vizi, ma pure contro gli errori, per proteggere le chiese nostre da una rovina totale, vedendo già il fuoco acceso e la desolazione deplorabile di tante altre Chiese in vari luoghi vicini e lontani, alle quali Iddio per suo giusto giudizio ha tolta la luce della verità salutare. Questo è avvenuto perché gli uomini trascurandola, l'oscuravano con opere. I nemici più pericolosi della Chiesa non sono quelli che credono far servizio a Dio perseguitandola esteriormente con ferro e fuoco, ma gli errori e i vizi che appestano gli animi nel di dentro col soffio dell'antico serpente, padre della menzogna, e spirito immondo. Come disse San Paolo, infatti, il nostro combattimento non principalmente contro la carne e il sangue, ma contro gli spiriti maligni. Per questo conviene vestire tutta l'armatura di Dio per poter star ritti e fermi contro le insidie del Diavolo. Questi nemici, non solo vanno spadroneggiando di fuori con violenza, calunnie, imposture e false dottrine, ma, travestiti, sono sottentrati in diversi luoghi, seducendo gli uomini carnali, e nascono fra noi per la corruzione della nostra natura. Per questo conviene raddoppiare la vigilanza contro i mali del di fuori e del di dentro le calunnie delle lingue malefiche, che danno d'intendere la libertà della nostra religione esser una licenza sfrenata ad ogni scelleratezza, saranno meglio e più efficacemente rintuzzate e ribattute sia con atti che con parole, sia con il nostro santo comportamento che con la semplice dimostrazione della verità. Non è convenevole agli figli di luce di vivere come i figli di tenebre. «La notte è passata, il giorno è apparso; gettiamo via le opere delle tenebre e siamo vestiti degli arnesi di luce ecc.»; cosi facendo, potremo turare la bocca agli stolti e maligni che calunniano il nostro comportamento e muovere quelli nei quali resta qualche sentimento d'equità a glorificare Iddio con esso noi per le buone opere che essi vedranno. E se pure vuole Iddio metterci più oltre alla prova della fornace delle afflizioni e tribolazioni, non dobbiamo trovarlo strano, anzi rallegrarci d'esser fatti degni di patire per il nome di Cristo, sicuri che questa santa dottrina per la cui professione noi siamo odiati e perseguitati dal mondo, essendo la verità eterna di Dio, Egli non abbandonerà la causa e chiesa sua. Come nel tempo di Geremia, se ben la castigò per che lo meritava per i suoi peccati, pure le fu rifugio, salvaguardia e santuario in mezzo di Babilonia, e poi la fece risorgere dall'avello, secondo che viene ripresentato in Ezechiele 37. Cosi ha egli meravigliosamente fatto di tempo in tempo nel mezzo di voi, e farà ancora d'ora innanzi. La Confessione della fede nostra essendo tutta tratta dalle Sante Scritture, coloro che la combattono non fanno guerra a noi, ma a Dio; ben che i confessori di questa verità siano uccisi, essi risorgono il terzo giorno; anche quando resta sopraffatto il corpo loro per la morte, vince e trionfa la fede Apo 11; 12; 13; Rom 8:15 ecc. Io prego di tutto il cuore, il nostro buon Padre Celeste, che egli si degni proteggere tutte le pecore del Suo gregge e particolarmente le Chiese vostre sotto l'ombra delle Sue ali, vi sostenga col suo Santo Spirito e vi fortifichi nella sua grazia e con accrescimento d'ogni benedizione spirituale e celeste, restando per sempre della Carità vostra.

Del mio studio il 5 ottobre 1661

Umilissimo Affezionatissimo Servitore e Fratello

Antonio Legero

Pastore e Professore nella Chiesa e Accademia di Ginevra

 

CONFESSIONE DI FEDE

delle Chiese Riformate, Cattoliche e Apostoliche del Piemonte, confermata per testimonianze espresse della Santa Scrittura

Avendo inteso che i nostri Avversari, non contentandosi di averci crudelmente perseguitati e spogliati dei nostri beni, per renderci vie più odiosi, vanno ancora seminando dei falsi rumori tendenti non solo a macchiare le nostre persone, ma principalmente a denigrare con calunnie infami la santa e salutare dottrina che noi professiamo; siamo obbligati per chiarire lo spirito di quelli che potrebbero essere preoccupati di tali sinistri pensieri, di fare una breve dichiarazione della nostra fede, quale l'abbiamo per la addietro avuta, e la teniamo ancora oggi, conforme alla Parola de Dio, affinché ognuno veda la falsità di quelle calunnie e con quanta ingiustizia siamo odiati e perseguitati per una sì innocente dottrina.

Articolo I

Noi crediamo

Che vi è un solo Iddio, il quale è una Essenza spirituale, eterna, infinita, del tutto sapiente, misericordiosa, giusta, in somma, del tutto perfetta; e che vi sono tre Persone in quella sola e semplice essenza, il Padre, il Figliolo e lo Spirito Santo.

Prove
Deu 4:39 - Isa 42:8; 45:5 - Non è dunque lecito riporre fiducia e speranza nelle creature, né invocare i Santi, né adorare le immagini, o la croce, dato che queste cose non sono Dio. - Eso 20:2 - Isa 40:18,5 - Contro questo la Chiesa Romana rappresenta Iddio in abito papale, benché S. Paolo abbia condannato gli antichi Romani e gli altri Pagani perché essi avevano mutata la gloria dell'incorruttibile Iddio nella somiglianza dell'immagine dell’uomo corruttibile. Rom 1:23 - Gio 4:24 - Gb. 11:7 - Rom 11:33 - Luc 1:37-1Ti 1:17 -1 Re 8:39 - Att 16:8 - Sal 106:1 - Eso 34:6 - Sal 103:13. Se i dottori papali lo credessero veramente tale non si sarebbero immaginati falsamente e non darebbero d'intender che Iddio brucia vivi i suoi figli in un fuoco ardente nel loro preteso Purgatorio, centinaia o migliaia d'anni per i peccati già perdonati in virtù della morte di Cristo. - Isa 56:7 - Eze 33:11 - 2Co 1:3. Molti prelati Romani, per svolgere l'amor de gli uomini da Dio alle creature, propongono al popolo un Iddio armato solo di giustizia, talché se un peccatore vuoi conseguire grazia, invece d'indirizzarlo a Dio padre delle misericordie per Gesù Cristo, nel quale, e per il quale noi possiamo ottenere grazia, e conseguire indulgenza plenaria ciò è il perdono di tutti i peccati, lo rimandano alla B. Vergine, chiamandola Madre di misericordia: dicendo che Iddio le ha dato la metà del suo regno, cioè la misericordia ritenendo per se la giustizia, come Cassandra celebre dottore papale lo confessa.

Il mistero della Santa e adorabile Trinità c'è insegnato nella Santa Scrittura, come si vede nei luoghi seguenti, Mat 28:19 - 2Co 13:13 - 1Gi 5:7.

Articolo II

Che quel Iddio s'è manifestato agli uomini nelle sue opere della Creazione e della Previdenza, di più nella sua Parola rivelata dal principio con oracoli in diverse maniere, poi messa in iscritto nei libri chiamati la Scrittura Santa.

Prove
Rom 1:20 - Sal 19:1,8 - Sal 119:105 - Ebr 1:1-11 1Pi 1:20 - 2Ti 3:15,16. Onde segue che in fatto di Religione non si deve ricevere alcuna dottrina inventata dagli uomini fuori della Parola di Dio contenuta pienamente nella Santa Scrittura.

Articolo III

Che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita; e che ella è pienamente contenuta nei libri del Vecchio e Nuovo Testamento; che nel Vecchio Testamento devono esser solo compresi i libri Che Iddio fidò alla Chiesa israelitica, da lei sempre approvati e riconosciuti per Divini, cioè i cinque libri di Mosè, Giosuè, i Giudici, Rut, 1° e 2° Samuele, 1° e 2° Re, 1° e 2° Cronache, ossia Paralipomeni, il 1° Esdra, Neemia, Ester, Job, i Salmi, i Proverbi di Salomone, l'Ecclesiaste, il Cantico dei Cantici, i quattro gran Profeti, i dodici piccoli; e nel Nuovo i quattro Evangeli, gli Atti degli Apostoli, le Epistole di San Paolo, una ai Romani, due ai Corinzi, una ai Galati, una agli Efesini, una ai Filippesi, una ai Colossesi, due ai Tessalonicesi, due a Timoteo, una a Tito, una a Filemone, l'Epistola agli Ebrei, una di Santo Giacomo, due di San Pietro, tre di San Giovanni, una di San Giuda e l'Apocalisse.

Prove
Eso 2:4 - Eso 34:27 - 2Pi 1:21 - Rom 3:2: e però i libri Apocrifi che non furono mai dati da Dio a ludei non sono oracoli di Dio. - Rom 16:4 - 2Ti 3:16 - 1Te 4:8 - Deu 12:32 - Rom 1:1,2 - Gio 6:39,45 - Att 17:11 - Luc 16:29. Ecco quanta fede si deve dar agli libri della Santa Scrittura; più che ad uno uomo che fosse risuscitato dai morti. -  Isa 8:20 - 1Co 4:6 - Gal 6:16 - Gal 3:15. Molto meno è lecito mutare o aggiungere cosa alcuna al testamento di Dio contenuto nella Santa Scrittura, confermato con la morte di Cristo nostro Salvatore. Gal 1:8. Con che coscienza dunque il Papa aggiunge egli tante cose oltre la Sacra Scrittura? - Apo 22:18. S. Giovanni imponendo fine all'Apocalisse, che è l'ultimo libro della Santa Scrittura, ha voluto suggellarla tutta con questa santa protesta, apposta come freno dell’audacia e della temerarietà umana.

Articolo IV

Che riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall'eterna e indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall'eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall'operazione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza la testimonianza la quale ce ne rende la Chiesa, e che ci apre gli occhi per scoprire i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo col suo divino sapore.

Prove
Gio 4:42. Così chi legge con riverenza la Santa Scrittura riconosce questa esser la voce di Dio e non d'un uomo. - Gio 3:31 - Luc 24:32 - Ebr 4:12 - Sal 12:6 - Sal 19:9 -1Co 2:11,14. - Tutti i fedeli hanno questo Spirito di Dio come insegna San Paolo Rom 8:9 - 1Co 10:15 - 2Co 1:13 1Te 5:19-21 1Gi 4:1.

Articolo V

Che Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, con la Sua volontà del tutto libera, e con la potenza infinita della Sua parola.

Prove
Gen 1:1 - Eso 20:11 - Sal 33:6 - Ebr 11:3 - Col 1:16.

Articolo VI

Che egli le conduce e governa tutte con la sua previdenza, ordinando e addirizzando tutto ciò che nel mondo accade, senza che però Egli sia né autore né causa del male che fanno le creature, o che la colpa Gli possa o debba in alcuna maniera esser imputata.

Prove
Deu 32:4 - Sal 136:6 - Efe 1:11 - Att 17:24:26,28 - Mat 10:29 - Lam 3:38 - Isa 46:6:7 - Amos 3:6 - Sal 6:5 - Sal 46:8 -Gm. 1:13 - Gio 8:44 -1Gi 3:8 -1Gi 2:16 - Gen 46:5 - Gen 50:20 - Att 2:23 - Att 4:27.

Articolo VII

Che gli Angeli essendo stati tutti creati puri e santi, alcuni sono caduti in una corruzione e perdizione irreparabile, ma che gli altri sono perseverati per la bontà di Dio che gli ha sostenuti e confermati.

Prove
Col 1:16 - Gd. 6 - 2Pi 2:4 -1Ti 6:21 - Mat 16:27; 26:31 - Ebr 1:14. Non fu però mai ordinato da Dio d'invocarli, né mai da fedeli è stato invocato o adorato alcuno angelo creato: anzi l'angelo ricusò l'adorazione - Apo 19:10; 22:8: come essendo dovuta a Dio solo.

Articolo VIII

Che l'uomo, il quale era stato creato puro e santo all'immagine di Dio, per sua colpa s'è privato di quello stato felice, prestando fede ai discorsi ingannevoli del Diavolo.

Prove
Ecc 7:29 - Gen 1:26,27 - Efe 4:24 - Col 3:10 - 2Co 11:3 - 1Ti 2:14 - Rom 6:12.

Articolo IX

Che l'uomo nella sua trasgressione ha perduta la giustizia e la santità che egli aveva ricevuta, ed è incorso nell'indignazione di Dio, nella morte, e nella cattività sotto la potenza di colui che ha l'imperio della morte, cioè del Diavolo, a tal punto che il suo libero arbitrio è divenuto servo e schiavo del peccato; così che di natura tutti gli uomini, e Israeliti e Gentili, sono figli d'ira, tutti morti nei loro falli e peccati, e di conseguenza incapaci di avere alcun buono movimento per la salvezza, e neppure di formare un buon pensiero senza la grazia, tutte le loro immaginazioni non essendo altro che male in ogni tempo.

Prove
Rom 3:9 - Rom 6:12 - Gio 8:34 - Rom 6:17 - Efe 2:1 -Rom 8:7 - 1Co 2:14 - Gen 6:5; 8:21 - Ger 17:9 - Mat 7:18 - Gio 6:44 - Gio 16:5 - Gio 3:6:27 - 1Co 2:11-14 - 1Co 12:3 - 2Co 3:5.

Articolo X

Che tutta la posterità d'Adamo è colpevole in esso Lui e con esso Lui della sua disubbidienza, infetta della sua corruzione, e caduta nella medesima calamità, fino agli piccoli fanciulli sin dal ventre della madre: onde viene il nome di peccato originale.

Prove
Rom 6:12-19 - Gb. 14:4 - Gb. 16:14 - Sal 6:6 - 1 Re 8:46 - Pro 20:9 - Ecc 7:20 - Mat 16:19 - Efe 2:1-3 - 1Co 16:22.

Articolo XI

Che Iddio trae da quella corruzione e condanna le persone che egli ha elette prima della fondazione del mondo, non perché egli prevedesse in loro alcuna buona disposizione alla fede o alla santità, ma per la sua misericordia in Gesù Cristo suo figliolo, lasciandovi gli altri, secondo la ragione sovrana e irreprensibile della sua libertà e giustizia.

Prove
1Co 4:7 - Efe 2:3 a 9 - Efe 1:3-6 - Tit 3:3-5 - Rom 3:9 - Rom 9:11-24 - 2Ti 1:9-11 - Ti. 2:19 - Rom 8:29,30 - Gio 17:6-9 - Rom 11:5,33-36.

Articolo XII

Che Gesù Cristo essendo stato da Dio ordinato nel suo eterno decreto per essere il solo Salvatore, e l'unico capo del suo corpo, che è la Chiesa; egli l'ha riscattata col suo proprio sangue, nel compimento dei tempi, e le comunica tutti i suoi benefici con l'Evangelo.

Prove
Rom 3:25 -1Pi 1:18-20 - Gal 1:4 - Mat 1:21 - Gio 3:16 - 2Ti 1:9 - Efe 1:4:6,7;21-23 - Efe 5:23-26 - Att 20:28 - Att 4:12 - Gio 14:6 -1Ti 2:5,6 - Tit 2:14 -1Gi 1:7.

Articolo XIII

Che vi sono due nature in Gesù Cristo, la divina e l'umana, veramente unite in una stessa persona, senza confusione, senza separazione, senza divisione, senza cambiamento, l'una e l'altra natura conservando le sue distinte proprietà e che Gesù Cristo è insieme vero Dio e vero uomo!

Prove
Mat 1:22,23 - Isa 7:14 - Luca 1:35 - Rom 1:3,4 - Rom 9:5 - Gio 1:14 - 1Ti 3:16 - Ebr 1:3 - Col 2:9 - 1Co 1:30.

Articolo XIV

Che Iddio ha tanto amato il mondo che egli ha dato il suo Figlio per salvarci con la sua perfettissima ubbidienza, quella specialmente che egli ha dimostrata soffrendo la morte maledetta della croce, e con le vittorie che egli ha riportate sul Diavolo, il peccato e la morte.

Prove
Gio 3:16 - Rom 6:8 - Gio 17:9 - Rom 8:3,32 - 1Gi 4:9,10 -1Gi 2:2 -1Gi 1:7 - Rom 6:19 - Fil 2:7,8 - Gal 4:4 - Gal 3:13 - Ebr 10:8-10 - Ebr 2:14:15 - 1Co 15:56,57 -Apo 12:10,11.

Articolo XV

Che Gesù Cristo avendo fatta l'intera espiazione dei nostri peccati col suo perfettissimo sacrificio una volta offerto nella croce, non può né deve esser ripetuto sotto qualunque pretesto.

Prove
Rom 3:24,25 -1Ti 2:6 - Ebr 9:14 -1Pi 1:18; 2:24 -1Gi 1:7; 2:2 - Ebr 7:24,27. Notate che il vero sacrificio di Cristo essendo fatto una sola volta, non conviene ripeterlo, come si pretende nella messa; ma solo ricorrere alla sua intercessione che è perpetua, per conseguir il frutto di quel unico sacrificio, che è d'eterna virtù. - Ebr 9:12; 9:22. Dunque non spargendosi il sangue di Cristo nella Messa non vi si fa remissione dei peccati. - Ebr 9:25. E non che Gesù Cristo offra più volte se stesso: il che i preti danno d'intendere, e così contraddicono l'Apostolo. - Ebr 9:26. Secondo la santa dottrina dell'Apostolo, se Cristo si offrisse più volte in sacrificio, soffrirebbe più volte. Ora Cristo non soffre più, non muore più, Rom 6:9. Dunque non si offre più. - Ebr 9:27,28. Il sacrificio di Cristo essendo la sua morte, come egli stesso non soffre, né muore, più volte, così non si offre più volte. - Ebr 10:10,14. Atteniamoci dunque a questo solo vero sacrificio di Cristo.

Articolo XVI

Che il Signor Gesù avendoci pienamente riconciliati a Dio con il sangue della sua croce, in virtù del suo solo merito e non delle nostre opere, noi siamo assolti e giustificati nel suo cospetto.

Prove
Ger 23:6 - Isa 53:6:6,11 - 2Co 5:20,21 - Rom 6:19 - Rom 3:24:25 - Rom 3:28 - Rom 4:25 - Rom 6:9,10 - Efe 1:7 - Efe 2:8,9 - Col 1:19,20 - Tit 3:5 - 1Gi 1:7. Onde segue non esservi altro Purgatorio. - 1Co 1:30 - Rom 8:1.

Articolo XVII

Che noi abbiamo unione con Gesù Cristo e comunione ai suoi benefici, per la fede, la quale si appoggia sopra le promesse di vita che ci sono fatte nell'Evangelo.

Prove
Rom 10:17 - Rom 1:16 - Efe 3:16,17 - Gal 2:20 - Gio 1:12 - Gio 3:36 - Gio 6:35 - Rom 6:1.

Articolo XVIII

Che quella fede viene dall'operazione graziosa e efficace dello Spirito Santo che illumina le anime nostre e le porta ad appoggiarsi sopra la misericordia di Dio per applicarsi i meriti di Gesù Cristo.

Prove
Efe 1:16-18 - Efe 2:1:8 - Mat 11:25,26 - Mat 16:17 - 1Co 2:9,10 -1Co 12:9 - Gio 6:44 - Att 16:14 - Rom 12:3 - Fil 1:29 - Fil 2:13 - 2Co 1:21,22 - Efe 1:13,14 - Rom 8:14-17.

Articolo XIX

Che Gesù Cristo è il nostro vero ed unico Mediatore non solo di redenzione, ma anche d'intercessione, e che per i Suoi meriti e per la Sua intercessione noi abbiamo accesso al Padre per invocarlo con santa fiducia d'essere esauditi, senza che sia necessario il ricorrere ad alcun altro intercessore che lui.

Prove
1Ti 2:5,6. Egli è dunque non solo Mediatore di redenzione avendoci riscattati, ma d'intercessione, poi che qui l'Apostolo tratta delle preghiere che i fedeli devono presentare a Dio per mezzo suo. E così vi è un solo mediatore tanto d'intercessione quanto di redenzione. - Ebr 12:22-24. Notate che il sangue di Cristo, prezzo della nostra Redenzione, parla intercedendo per noi. Ne consegue che solo Colui che ha sparso il suo sacro sangue per riscattarci è nostro Intercessore presso Dio. - 1Gi 2:1. Anche il Discepolo diletto non c'indirizza ad alcun altro avvocato o intercessore che a colui solo che è nostro Redentore e purificazione delle nostre iniquità. Così Cristo nei testi seguenti ci chiama a se, e non ci rimanda ad altri mediatori. - Mat 11:28 - Gio 14:6. Dunque quelli che cercano altre strade non vanno a Dio. - Efe 2:18 - Efe 3:12 - Ebr 10:19 -Ebr 4:14,16 - Gio 14:13 - Gio 16:23.

Articolo XX

Che come Iddio ci promette la rigenerazione in Gesù Cristo, coloro che sono uniti con esso Lui per una viva fede devono adoperarsi e realmente s'adoperano a buone opere.

Prove
1Pi 1:3 - Gio 16:5 - Fil 1:11 - Efe 2:5-10 - 2Co 6:15. 17 - Rom 6:4 - Gal 2:20 - Tit 2:11-14 - Gio 3:3-6 - Tit 3:3-8 - Rom 6:11-13 - Efe 4:21-24 - Mat 3:8-10 - Mat 7:17-20 - Gal 6:6 - Gm. 2:17 - 1Gi 5:18.

Articolo XXI

Che le buone opere sono tanto necessarie ai fedeli che non possono giungere al regno dei cieli senza farle, atteso che Iddio le ha preparate ecc. in esse noi camminiamo: che cosi dobbiamo fuggire i vizi e applicarci alle virtù cristiane, impiegando i digiuni e ogni altro mezzo che può